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La Ricerca Psichica
Corso di parapsicologia


Dott.Felice Masi

A.I.S.M.  Associazione  Italiana  Scientifica  di  Metapsichica
Già Società Italiana di Metapsichica (S.I.M.) fondata a Roma il 26 maggio 1937 dai dottori
Emilio Servadio, Ferdinando Cazzamalli, Giovanni Schepis e Luigi Sanguineti. La parapsicologia (raramente detta metapsichica) è la disciplina che si propone di studiare con metodi scientifici tre categorie di fenomeni anomali: poteri psichici, interazione tra mente e materia e sopravvivenza alla morte. La parapsicologia non è lo studio di ogni fenomeno paranormale, nonostante si occupi di dimensioni e di fenomeni inerenti a processi estranei alle comuni e note leggi fisiche e alle esperienze sensoriali, ma comunque attribuibili alla psiche dell'uomo.

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SONNO E SOGNI. Lezione 4

MASADA n° 1128. 29-4-2010

(Alfonso Filieri: Il giardino dei Feaci)

(Questa è la lezione 4 di un corso su Sonno e Sogni tenuto a Bologna dalla prof. Viviana Vivarelli)

Coscienza e inconscio- I sensi dei sogni – Freud e Jung

COSCIENZA

Per ‘coscienza’ intendiamo consapevolezza o attenzione, il focalizzarsi della mente su un oggetto, l’atto con cui lo mettiamo a fuoco.
Alla fine dell’800, il filosofo HERBART distinse le idee tra ‘consce’ e ‘inconsce’ e parlò di ‘soglia di coscienza’ come del discrimine tra ciò che la mente può osservare e no. Da questa osservazione partì lo sviluppo della psicoanalisi di Freud e di Jung. La psicologia esisteva già ma era una scienza parziale che non si occupava della coscienza. Gli psicologi si occupavano solo del comportamento visibile in termini di stimolo e risposta. Solo verso il 1950, soprattutto negli Stati Uniti, cominciarono gli studi sugli stati modificati di coscienza: il sogno, la meditazione, l’ipnosi… e si studiarono gli effetti mentali delle sostanze stupefacenti. Cominciarono anche le ricerche sul sonno.
Verso gli anni ‘60 negli Stati uniti nacque un interesse ai livelli più elevati della coscienza, in contemporanea ci fu una riscoperta delle filosofie orientali, specialmente del Buddhismo e dello Yoga, e cominciarono a diffondersi le pratiche del training autogeno, le tecniche di rilassamento, la meditazione trascendentale…

Poiché ogni emozione si esprime a livello corporeo, si vide che rilassare il corpo permetteva di calmare la mente, e si usarono le tecniche elaborate da SCHULTZ o da altri. Nacque un grande interesse per i viaggi mentali e molti sperimentarono sostanze psicotrope o psicoattive per accelerarli, con diffusione di LSD, marijuana, peyote e psilocibina, queste ultime usate da tempo nella ritualità dei nativi americani o nello sciamanesimo azteco. Più tardi si scoprì che l’uso indiscriminato di queste sostanze produceva danni irreversibili al sistema nervoso e alla coscienza. I sensitivi oggi ci dicono che certe sostanze tossiche distruggono irreversibilmente la nostra aura, cioè la configurazione sottile, che nel tossico appare morta e grigiastra, come schiumosa, e vedono una degenerazione simile anche se minore anche per l’abuso di nicotina o alcool.
Nel frattempo l’industria chimica aveva scoperto l’enorme business della depressione e dell’insonnia, incrementando la vendita di ipnotici, ansiolitici, neurolettici e antidepressivi. Con grande noncuranza i medici presero a prescrivere massicce dosi di droghe chimiche piene di effetti collaterali e capaci di creare dipendenza, sicuramente peggiori delle sostanze naturali che gli antichi popoli avevano usato ritualmente per produrre alterazioni mentali, come la canapa indiana o l’oppio, che era di casa negli oracoli greci, o gli allucinogeni del boccio del peyote che sono ancora usati dagli indios messicani.
Le sostanze psicotrope modificano i processi biochimici del cervello con effetti perversi collaterali. Le cellule nervose, i neuroni, si trasmettono le informazioni attraverso piccoli spazi vuoti tra un neurone e l’altro (le sinapsi) usando speciali molecole chimiche (i neurotrasmettitori). Questi ultimi vengono alterati dalle sostanze psicotrope, che modificano quindi le percezioni e il pensiero, fino a produrre allucinazioni visive o auditive. (Le allucinazioni ipnagogiche sono considerate normali, quelle dovute a sostanze psicotrope sono indotte, ci sono poi allucinazioni dovute a malattie come la schizofrenia (personalità scissa) che sono vivide e persistenti. Non si conoscono bene le cause della schizofrenia, ma si riscontra una quantità anomala di dopamina, molecola che interviene nella trasmissione degli impulsi nervosi).

Si cominciava a studiare le onde mentali. Applicando elettrodi sulla testa, si registravano le oscillazioni di potenziale elettrico delle cellule nervose cerebrali, distinguendo con gli elettroencefalografi l’attività elettrica del cervello in fasce d’onda, ritmi Beta, Alfa, Theta, Delta.
Risultò interessante soprattutto la fase Alfa del rilassamento e si cercò di controllare le funzioni involontarie del corpo (pressione, temperatura ecc.) attraverso training guidati, sviluppando programmi di addestramento detti ALFA TRAINING.
Siamo molto lontani dal conoscere i 70 stati mentali di cui parla la ricerca induista, ma l’attenzione verso la mente e i suoi processi è aumentata, anche se non coinvolge tutta la psicologia che resta ancorata al visibile immediato e si esaurisce spesso in dati statistici.
Per ciò che riguarda la lucidità mentale, si distinsero vari livelli nell’intensità di coscienza: veglia, obnubilamento (lieve sonnolenza), torpore (stato di sonnolenza in cui è faticoso mantenersi vigili), sopore (semincoscienza)… fino a arrivare al coma (stato di incoscienza totale).
Probabilmente anche qui ci sono livelli e gradi che non conosciamo.

Un ragazzino uscito da uno stato definito coma profondo ripeté tutte le barzellette sconce che i medici avevano detto quando erano nella sua camera.
Una tredicenne croata è andata in coma e si è svegliata dopo 24 ore parlando un tedesco perfetto, lingua che aveva appena cominciato a studiare.

Riguardo alle cause, la coscienza può essere alterata dal delirio (illusioni e allucinazioni dovute a febbri o a cause tossiche), dalla confusione (difficoltà a usare il pensiero per disturbi organici o mentali, come l’arteriosclerosi o la demenza senile), lo stato crepuscolare (tipico quello dell’aura epilettica), lo stato sognante (delirio grave), lo stupore (in cui mancano sia il linguaggio che le capacità relazionali).
Tutto questo riguarda la psicologia, o studio del comportamento visibile, mentre la psichiatria studia cura le patologie organiche del comportamento.
Psicologo e psichiatra sono due figure distinte, lo psicologo è un osservatore e non è un medico, non può fare diagnosi di malattie né prescrivere medicine, può dare dei consigli. Lo psichiatra ha una laurea in medicina e in più una specializzazione in psichiatria e può praticare la terapia dei disturbi mentali. Le terapie possono organiche come no. Ci sono psichiatri che cercano solo la base biologica della malattia (come Cassano e la Scuola di Pisa centrati sugli ormoni) e altri che usano tecniche analitiche (cioè basate sulla comunicazione verbale) o considerano anche l’ambiente psicosociale. I metodi di cura sono diversi. Gli psichiatri a volte lavorano insieme agli psicologi che usano test o simili, o ai neurologi che verificano eventuali problemi del sistema nervoso centrale. I trattamenti organici sono i farmaci, in genere allopatici, come quelli psicotropi, i quali tuttavia hanno tutti effetti collaterali indesiderati e facilmente creano dipendenza; i trattamenti inorganici usano anche mezzi psicologici come la psicoterapia e sono in genere di orientamento psicodinamico, cioè cercano di focalizzare il conflitto con la cura delle parole per aiutare il paziente a risolverlo.
L’analisi classica di stampo freudiano è un procedimento lunghissimo quanto una vita e costosissimo (se lo può permettere un Woody Allen ma non un comune mortale), ma esistono anche psicoterapie brevi.
La psicoanalisi è una disciplina relativamente recente e lo psicoanalista è una figura diversa dallo psicologo o dallo psichiatra.
La psicoanalisi inizia con Freud ai primi del 1900 e ha come oggetto prevalente non il comportamento visibile o la parte organica, ma proprio la zona ombra della psiche, l’INCONSCIO, quella parte di noi che non vediamo direttamente e non controlliamo volontariamente, ma interviene nelle nostre pulsioni, nei desideri, nelle scelte, nella volontà, nei disagi esistenziali e in molte patologie della psiche.

(Alfonso Filieri: Il luogo dell’orolontano)

Da un secolo I CONTENUTI DELL’INCONSCIO hanno costituito l’oggetto privilegiato di questa disciplina a sé stante che è la psicoanalisi, o psicologia del profondo.
Quella freudiana si chiama psicologia dinamica, quella junghiana psicologia analitica. Ad esse si sono aggiunte varianti, come la psicologia della Gestahlt, la psicosintesi, la bioenergetica ecc.
La psicoanalisi si indirizza alle zone oscure della psiche, l’altra parte di noi; per Freud riguarda solo l’inconscio individuale, per Jung anche quello collettivo.

I SENSI NEI SOGNI

In genere i sogni sono visivi. Solo i ciechi dalla nascita hanno sogni percettivi, senza immagini. Chi nasce con la vista e poi la perde continua a sognare per molto tempo in forma visiva.
In genere si dice che le donne sognano a colori e gli uomini no. Non é accertato se questa sia una regola fissa, ma sicuramente, quando i sogni sono molto importanti e vengono dall’inconscio profondo, presentano dei colori fortissimi, brulicanti.
Raramente i sogni contengono voci e suoni, che appartengono alla parte razionale del cervello, mentre le immagini alla parte intuitiva, per cui se in un sogno compaiono messaggi verbali hanno una certa importanza e dovrebbero essere trascritti, anche se potrebbe indicare solo una interferenza tra i due emisferi.
Quando sogniamo, l’udito ha una specie di tampone che filtra i suoni esterni per proteggere il sonno, ma può anche selezionare lo stesso i suoni e farli passare o farne passare solo alcuni, come accade alle mamme addormentante che sentono il pianto anche debole e lontano del loro bambino.
Anche il tatto può essere attivo o no mentre dormiamo, a volte in sogno proviamo chiare impressioni tattili: freddo, sete, liscio, ruvido, dolore fisico, orgasmo…
Le bulimiche hanno molti sogni inerenti al cibo. Gli affamati, i prigionieri nei lager, sognano di mangiare. Gli obesi sognano meno, probabilmente sono obesi perché non consumano abbastanza glucosio per sognare (quando si sogna aumenta il consumo del glucosio).
Raramente sognando usiamo l’olfatto, però certi profumi o odori possono provocare sogni.
Sappiamo che ad ogni fenomeno sensoriale corrisponde una percezione fisica e una rappresentazione mentale. A volte, in certe patologie mentali, abbiamo solo la seconda, cioè fenomeni allucinatori che il soggetto crede concreti, come nella schizofrenia. Possiamo considerarla un’invasione molto grave dei contenuti del sogno nello stato di veglia o sfera della coscienza, perché il soggetto ha una perdita del proprio centro e non distingue più tra interno e esterno, fra dentro e fuori, fra veglia e sogno. Nei bambini ugualmente possono avvenire queste confusioni tra reale e immaginario. Anche negli stati di alcoolismo aggravato, nelle tossicità da droga ecc. si hanno fenomeni allucinatori con mancanza di distinzione del reale.
Nel mondo della normalità può accadere una cosa curiosa: quando si sta per perdere o per riacquistare una funzione sensoriale, appaiono rappresentazioni mentali di tipo allucinatorio, per es. se si sta per perdere la vista da un occhio, si possono avere allucinazioni visive, lo stesso prima di riprendere la vista dopo un periodo di latenza visiva, come se la rappresentazione mentale arrivasse prima della percezione. Lo stesso accade a chi riprende a sentire grazie a una protesi auditiva, ha delle allucinazioni auditive prim’ancora di provarla. Fenomeni allucinatori possono comparire anche se abbiamo una interruzione casuale nell’uso di una percezione. Possiamo ipotizzare che una parte della mente riceva ed elabori percezioni sensoriali e un’altra parte invece le immagini corrispondenti, ma la cosa curiosa è che la mente intuitiva elabora le immagini anche senza una causa sensoriale o prima di questa.

(Alfonso Filieri: Delle sirene)

FREUD E JUNG

A un congresso di psicoterapia partecipavano diverse scuole, uno raccontò che aveva sognato un uccello che non voleva uscire dalla gabbia. Un freudiano disse che l’uccello era il suo pene e che il sogno diceva che egli reprimeva i suoi impulsi sessuali. Uno junghiano disse che il sogno indicava una persona che non voleva volare, cioè vivere pienamente perché ciò le sembrava rischioso. Una seguace di Melanie Klein disse che l’uccello era il seno della madre e, poiché era in gabbia, indicava che il soggetto aveva avuto una cattiva madre.

Il senso della storiella è che, se raccontate i vostri sogni a uno psicoanalista, li interpreterà secondo la sua scuola di appartenenza. In fondo solo il sognatore sa il significato del suo sogno, ma lo sa inconsciamente. Lavorare sui sogni può far emergere questo significato inconscio ma lavorare con un analista di una data scuola può far sì che il paziente sia forzato a leggere i propri sogni nella sua prospettiva.

Noi vedremo alcune interpretazioni di sogni, partendo dalle due scuole fondamentali: Freud e Jung.
Non parleremo affatto dei libri dei sogni a carattere popolare dove ogni simbolo equivale a un significato perché non hanno grande significato generale, a meno che il soggetto non sia fortemente impregnato della cultura di provenienza, sappia cioè, per uso corrente, qual’è il significato di certi simboli secondo la tradizione locale. In tal caso possiamo dire che l’inconscio collettivo gli parlerà nei suoi sogni secondo i simboli che conosce, come se una lingua universale (l’inconscio collettivo) si adattasse a parlare un dialetto locale, per esempio quello della smorfia napoletana.

La psicoanalisi nasce come ricerca della parte nascosta della psiche, o ricerca dell’inconscio attraverso i sogni, ai primi del 900, a opera di Sigmund Freud, uno psichiatra ebreo austriaco, che esordisce appunto col libro “L’interpretazione dei sogni”.
In un testo successivo la sua attenzione si rivolge ad alcuni fenomeni involontari del comportamento quotidiano: sogni, lapsus, dimenticanze e motti di spirito, per rinvenire dietro di loro un soggetto nascosto: L’INCONSCIO, das Bevusst, il non conosciuto.
Freud ipotizza un modello psichico, che resiste fino ai giorno nostri, in cui si cercano le cause non consapevoli del comportamento umano.
Se la psicologia si occupa di ciò che risulta chiaro e visibile, la psicoanalisi cerca proprio gli indizi delle forze oscure e invisibili che si agitano dentro di noi, la nostra parte nascosta.
Freud scoprì il valore dei sogni per caso. Si era ai primi del Novecento, la psichiatria non aveva molto valore, era una scienza che si limitava a classificare i malati di mente, isolando i più gravi nei manicomi, ma non sapeva come curarli. Freud era stato per alcuni mesi a Parigi alla Salpetriere, il più grande manicomio francese, dove erano relegate migliaia di isteriche, per vedere il famoso psichiatra Charcot che usava l’ipnosi per trattare le malate e aveva osservato che, sotto ipnosi, i sintomi isterici sparivano temporaneamente o si modificavano.
Tornato a Vienna, pensò di fare altrettanto e aprì uno studio per curare le ricche borghesi con l’ipnosi. L’isteria era una malattia sociale che colpiva gli strati più miserabili e reietti delle grandi città, le alienate urbane, che si esprimevano con le gestualità teatrale e spettacolare del corpo ed era su quelle che Freud aveva visto le pratiche suggestive di Charcot.
Le pazienti di Freud erano invece donne ricche e agiate della borghesia viennese, la loro malattia era piuttosto la nevrosi, una malattia di classe, dovuta alla rigidità del costume che creava conflitto tra pulsioni e regole esterne, provocando, specialmente nelle donne, sensi di colpa e repressioni.

Freud faceva stendere le pazienti sul famoso divano per ipnotizzarle, scoprendo di non esserne capace, perché ipnotizzare è una capacità che non tutti hanno, allora, per prendere tempo, le fece parlare di quello che voleva e le pazienti raccontarono i loro sogni.
Freud non sapeva come interpretarli e l’unica cosa che aveva a disposizione era un antico testo greco-romano sui sogni di ARTEMIDORO (II sec. d.C.), ma furono le pazienti stesse a inventare il metodo di interpretazione dei sogni, associando le parli del sogno a memorie o fatti della loro vita in cui emergevano pulsioni nascoste o colpevoli. Nacque così il sistema delle associazioni automatiche.
Freud trattò il sogno in modo inquisitorio, come un tentativo di reato o il ricordo di una colpa, e dette la sua famosa definizione che il sogno era “l’appagamento di un desiderio”. Pensò che, se il desiderio era rimosso, doveva essere illecito, e, poiché il tabù principale del tempo, specie per le donne, era il sesso (nella società perbenista vittoriana di sesso non si parlava), concluse che il desiderio che voleva realizzarsi era quello sessuale.
Così nelle associazioni Freud finì sempre col vedere desideri sessuali illeciti. Considerò come unica energia psichica quella sessuale, la libido, e il sogno come un contrabbandiere che tentava di far passare merce sporca, un colpevole da smascherare, un messaggio criptato e pericoloso da decodificare, una pulsione proibita che cercava di risalire in superficie con contenuti che erano stati rimossi nell’INCONSCIO INDIVIDUALE, perché una supercoscienza li aveva censurati come illeciti.
Freud dunque pensa che nel sogno ci sia un ‘significato palese’ (il sogno come si manifesta), e un ‘significato latente’ (senso nascosto da scoprire, in genere illecito). L’analista freudiano si comporta come un poliziotto in cerca di un reato.
Freud dice che il sogno esprime in forma simbolica gli impulsi disturbanti, ma per lui ‘simbolo’ vuol dire: ‘segno che si sostituisce a un altro segno’. Per esempio ‘borsa’ sta per ‘vagina’, ‘bastone’ sta per ‘pene’. Un po’ come in chimica dove Fe sta per Ferro, H per idrogeno… La parola ‘simbolo’ è usata da lui in senso improprio, con una valenza debole, come ‘una cosa che sostituisce un’altra’, che sta al posto di…, sostituto o succedaneo, per ingannare la coscienza e passare camuffata.

Studiando il sogno, Freud scopre che ubbidisce a regole, per es. la condensazione, caratteristica per cui un sogno può sintetizzare o intrecciare più significati, o la sostituzione, per cui un oggetto sta al posto di un altro.. ecc.

Jung amplierà molto il significato di ‘simbolo’, come indicatore visibile di un significato invisibile, pensiamo al simbolo come appare in un sistema religioso o filosofico o sociale o politico.
Freud è positivista, ateo e materialista. La sua teoria è monomaniaca, a binario unico. Egli generalizza una sua nevrosi personale che era a sfondo sessuale, con un complesso paterno e una latente omosessualità, e, partendo da quella, costruisce una teoria generale che dovrebbe essere valida per tutti i maschi occidentali (escludendo le femmine, della cui psiche Freud dichiara di non capire nulla).
Jung è molto diverso. Era uno psichiatra svizzero di religione protestante, aveva interessi spirituali e esoterici, era un medium naturale, e la sua teoria non riguarda solo le patologie mentali ma l’evoluzione totale dell’uomo. Egli non curò solo malati ma sperimentò su se stesso stati modificati di coscienza, si comportò nei confronti del proprio inconscio come uno sciamano in un viaggio d’anima, era interessato alla sessualità in modo relativo e non aveva le fissazioni sessuali di Freud mentre mirava allo sviluppo della propria spiritualità.
Possiamo dire che Freud era incentrato sui tre chakra bassi, soprattutto sulla sessuo-aggressività, Jung era orientato invece sui tre chakra alti, medianità, esoterismo e spiritualità; per questo la loro incompatibilità non poteva essere più grande.

Per un po’ le loro ricerche si svolsero in parallelo, erano entrambi due psichiatri affermati, aprivano una nuova pagina nella storia della scienza, erano due pionieri e tra loro scoppiò una travolgente amicizia, avevano l’un l’altro una ammirazione sconfinata, (Freud voleva fare di Jung il direttore della Società Psicoanalitica, il suo erede), ma le differenze temperamentali erano troppo grandi e il loro rapporto si chiuse drammaticamente.
Freud individuava la centralità psichica nella sessuo-aggressività, le patologie psichiche erano per lui blocchi nel percorso della libido attraverso le zone erotiche, per cui per lui il massimo della realizzazione umana era un orgasmo eterosessuale ben riuscito.
Jung invece concepiva la vita umana come un’opera d’arte in ascesi, sempre più orientata verso l’alto, in cui tutte le potenzialità si esplicavano, irradiando un grande disegno che costituiva lo scopo della vita, ognuno era guidato dal ‘processo di individuazione’, per cui doveva noj solo realizzare le proprie potenzialtà ma soprattutto purificare e innalzare il proprio Io, tendendo al proprio Sé.

Freud interpretava il sogno come indizio di un trauma o una pulsione inaccettabile che si erano presentati nel passato, nella prima infanzia, e in senso alla famiglia, in relazione alle figure parentali, in particolare il padre, e volgeva l’analisi indietro in un percorso regressivo per frugare nei meandri della memoria, trovare le vecchie ferite e cercare di dare all’uomo un corpo più funzionante.
Jung vedeva la vita come un processo alchemico, trasformativi, in cui ognuno aveva il compito altissimo di purificare la propria materia grossolana per portarla alla luce, e la malattia era occasione di cambiamento, egli volgeva l’analisi in avanti, come un percorso progressivo di illuminazione e chiarezza, verso la spiritualità..
Per Freud l’uomo soffriva di problemi sessuali, per Jung il suo dolore scaturiva dall’essere povero d’anima.
Alchimia indicava proprio questo: il passaggio dalle scorie del piombo alla luce dell’oro.
Secondo Freud noi soffriamo perché non facciamo bene il sesso, secondo Jung perché siamo anime oscure e involute, che devono passare a livelli di consapevolezza più alti. Uno si occupa di genitalità e di corpi fisici, l’altro di spirito e di angeli. Sicuramente la differenza è grande!

Anche Jung, nei primi anni, in parallelo a Freud, studiò i sogni tramite le associazioni automatiche e creò dei laboratori per analizzarle, più tardi unì a questo sistema un metodo più fluido, aderendo ai significati collettivi, arcaici e universali dei simboli, ampliando i messaggi dei sogni con altre manifestazioni dell’inconscio come l’arte, i miti, le fiabe, i riti, le drammatizzazioni, le visualizzazioni, l’esoterismo, l’alchimia, i viaggi d’anima o sciamanici….

(Alfonso Filieri: Luna rosa)

Jung si accorse che nei sogni o nelle allucinazioni dei suoi pazienti comparivano di frequente dei GRANDI SIMBOLI, che l’inconscio profondo produceva in modo spontaneo, ma che la coscienza non sapeva interpretare, e vide che questi Grandi Simboli non sempre appartenevano allo stretto contesto culturale del paziente, ma si riferivano a culture arcaiche, religioni o mitologie antiche, come se ci fossero delle grandi linee guida della Psiche Universale, proprie della specie, che si ripresentavano simili nel corso del tempo, con immagini fondamentali nella memoria collettiva, da cui emergevano grandi figurazioni o pulsioni nell’immaginario individuale. Insomma i simboli dei sogni erano sempre gli stessi nel tempo e nello spazio, come se derivassero da una psiche eterna che parlava sempre lo stesso linguaggio figurato.
Ipotizzò dunque, che oltre l’INCONSCIO INDIVIDUALE freudiano, come luogo del rimosso, ci fosse una realtà metafisica più grande, l’INCONSCIO COLLETTIVO, luogo comune di grandi pulsioni energetiche primarie, inconoscibili in sé, che si manifestavano attraverso simboli.
Questi grandi movimenti o qualità fondamentali erano gli ARCHETIPI (Typos = modelli, figurazioni; Arché = arcaici, antichi), vie o modi dell’energia universale, che potevano comparire sia come impulsi primari che come simboli collettivi.
La mente imaginale, o cervello destro,era la funzione precostituita a raccogliere gli archetipi e rappresentarli in modo simbolico, visivo.
La mente imaginale o intuitiva era produttiva dei sogni, dell’arte, della medianità, della spiritualità, della religione, del misticismo, del gioco, della creatività, dell’invenzione, della scoperta del nuovo, dell’illuminazione, della fusione con l’assoluto… e lo faceva con un suo linguaggio, un preciso codice simbolico, che era lo stesso sempre e ovunque. Interpretare i sogni, come i prodotti dell’arte o della narrativa o della religione, significava apprendere questo linguaggio dell’inconscio collettivo.
Se l’uomo voleva tornare ad attingere a questa fonte di conoscenza, di orientamento ed energia doveva riattivare il grande immaginario. La vita umana non era solo sessualità o potere, del resto pratiche non accessibili a tutti, ma il luogo ove potevano apparire le grandi immagini dello spirito e queste erano accessibili ad ognuno e qui ogni uomo poteva ampliare i suoi orizzonti e le sue vibrazioni attivando potenzialità sottili.

I sogni erano una delle porte della mente simbolica, e gli analisti junghiani cercavano di aprirla anche con l’arte, la pittura, il modellaggio, la poesia, i racconti, la drammatizzazione, la danza, il gioco, il sacro… L’obiettivo non era più solo quello di eliminare perturbazioni spiacevoli dell’inconscio e ritrovare traumi sepolti, ma si poteva aprire una evoluzione dell’anima, nella realizzazione delle proprie potenzialità segrete e nell’apertura a nuove forme di illuminazione, attraverso la creatività, la medianità, una percezione diversa e più sottile della relazione con l’altro o con l’ambiente, col visibile e con l’invisibile, mutando il senso dell’io, in una vita finalizzata al raggiungimento del Sé, che è il massimo sole della realizzazione umana, oltre il tangibile e il percepibile.
In Jung il Super Io non c’è, e si parla invece molto del SÉ, il luogo della realizzazione completa, la luce verso cui tutti ci muoviamo.

La teoria freudiana è meccanicistica, considera l’uomo come condizionato da precise cause, per cui l’analista continua a analizzare le cause esistenziali primarie, spesso infantili, del vissuto.
La visione junghiana invece è finalistica e teleologica, vede l’uomo come attirato dalla sua propria luce, dal proprio dispiegamento completo, come la ghianda è attirata dalla quercia che potrebbe diventare.
Nell’interpretazione di Hillman, ognuno ha un proprio progetto di vita e tende alla sua realizzazione completa, a ciò che potrebbe essere in base alla sua natura e a ciò che potrebbe diventare oltre la sua natura. É vero che ognuno nasce con precise condizioni storiche e familiari, che sono necessarie in quanto indirizzano la sua energia secondi modi precisi; ma entro quelle condizioni deve svilupparsi un progetto personale, conscio o meno, per cui noi non agiamo in vista di una felicità da comprare o ricevere, ma siamo potenzialità che tendono alla propria attuazione, progetti in divenire, frecce che tendono ognuna alla propria meta.
In più, secondo Jung, ogni cammino è inserito in un progetto universale, in una visione della vita più grande della propria, per cui la nostra realizzazione partecipa di un progetto che cammina nella storia attraverso ogni vita.

Jung aveva un concetto di Kahrma piuttosto particolare. Credeva alle vite precedenti, ma non in senso induista. Sentiva di essere stato un crociato e un alchimista del 1700 collegato a Paracelso. Aveva avuto flash di memoria fin da bambino sulle sue vite precedenti. Ma concepiva la sua esistenza come un progetto dello spirito che, attraverso varie vite, aveva portato avanti una lotta della luce contro le tenebre; il crociato aveva fatto un percorso d’armi per la fede, l’alchimista aveva penetrato i segreti della materia grossolana cercando di trasformare il piombo in oro, ora lo psichiatra avanzava nell’energia sottile della psiche, ogni esistenza aveva cercato di risalire verso la conoscenza attraverso la trasformazione, esistenze diverse si erano dispiegate all’interno di uno stesso progetto generale, un progetto eroico e universale.
Non si trattava dunque solo di lenire la sofferenza della mente ma di aiutare ognuno a vedere il proprio progetto all’interno di una serie di esistenze, in cui il singolo destino era solo una tappa, non per uno scopo egoistico e limitato ma il lavoro di uno Spirito universale che parla attraverso gli Archetipi e i simboli ad essi connessi.
L’archetipo è pulsione e guida, quando viene riconosciuto alimenta la vita di una luce straordinaria, che non è solo orientamento ma risorsa. L’archetipo è energia mirata.

(Maria Letizia Russo)

Per capire l’archetipo pensiamo alla ‘Maternità’. L’energia parla nel corpo attraverso gli istinti, per es. l’istinto di maternità si attiva nel corpo in modo biologico producendo quasi in tutti delle reazioni istintive di fronte a input sensoriali precisi, come la faccetta tonda e gli occhioni di un bambino, che agiscono come spie su certe ghiandole, scatenando la tenerezza, o come l’allattamento che provoca nella madre sensazioni viscerali di piacere; in tal modo la natura ha messo in noi dei meccanismi fondamentali per proteggere la vita.
Ma l’energia non parla solo nel corpo con gli istinti, parla anche alla psiche con grandi immagini ideali. Nel caso della maternità lo fa attraverso l’archetipo della Grande Madre. Questa immagine guida supera gli elementi contingenti della madre terrena, appare alla psiche come una grande forza simbolica che attiva comportamenti di tutela, tenerezza e protezione, non tanto e non solo verso il cucciolo, ma in relazione a tutto ciò che nel mondo ha bisogno di essere difeso o protetto.
L’istinto materno porta a proteggere il cucciolo finché è cucciolo, l’archetipo della madre porta l’uomo a lottare per i deboli. L’istinto arriva solo al piano contingente immediato, l’archetipo lo supera per un progetto universale.
E’ per questo, per esempio che Gandhi viene chiamato la grande madre dell’India. L’archetipo è più vasto dell’istinto.
Quando Papa Giovanni dice che Dio è Madre, intuisce questa forza divina, una valenza di grande energia che può attivarsi in noi e che oltrepassa il dato della creazione materiale.

Come il corpo ha le sue linee guida che sono gli ISTINTI, per esempio: sei minacciato e hai una reazione di fuga, così anche la psiche ha i suoi istinti ovvero le sue vie d’anima, che sono gli ARCHETIPI, modelli primari che sorgono dinanzi a certi eventi, e che possono apparire nei sogni o nell’intuizione cosciente o mistica o creativa, attraverso simboli.
E’ abbastanza facile fare un elenco degli istinti che attengono alla parte organica e osservabile dell’uomo. Meno facile parlare degli archetipi. Non possiamo definirli, possiamo solo viverli o cercarli nella simbolica universale.
Seguendo l’esempio fatto della maternità, possiamo dire che in ognuno di noi c’è l’archetipo della GRANDE MADRE, anche in chi è nato orfano o è figlio di cattiva madre; l’archetipo è una modalità psichica che contiene valori come protezione, cura, tutela, partecipazione, compassione, accoglienza ecc. e la può attivare anche chi non ne ha fatto esperienza concreta e storica. Chi non ha ricevuto può dare. La fonte che non è stata alimentata può farsi sorgente per agli altri.
Uno dei simboli dell’archetipo della MADRE può essere la natura, o il mare, o la dea madre, presente in ogni cultura come energia protettiva.
La GRANDE MADRE rappresenta la parte psichica che attiene alla protezione. Quando Papa Giovanni dice che Dio è MADRE, si riferisce a questo modo di porsi della psiche. Quando profetizza che il terzo millennio sarà il tempo della donna, si riferisce a un mondo che ha bisogno di riscoprire le doti dell’accoglienza, della tutela della natura, della protezione dei deboli.
La GRANDE MADRE è un archetipo, cioè un modello d’anima che suscita comportamento.

(Mitoraj)

Allo stesso modo è un modello d’anima l’EROE, archetipo che compare in tutte le fiabe, nei miti ecc., e che rappresenta un altro modo di essere della psiche, rivolto all’impresa, alla guida, dotato di coraggio ecc. Nel transfert psicoanalitico il paziente può proiettare l’archetipo del SALVATORE sull’analista o vederlo come Grande Madre.

Un altro archetipo è il BAMBINO DIVINO, che appare spesso nei nostri sogni e che celebriamo nel Natale ma che è presente in ogni religione per indicare la rinascita, la purezza, la vita nuova, il rinnovamento spirituale…
Queste figure che appaiono alla psiche non sono prodotte dalla psiche; secondo Jung, sono innate come gli istinti e si riverberano nei Sogni Straordinari attraverso i simboli relativi, così come sono istintivamente usate dagli artisti nelle loro opere; per Jung infatti il codice simbolico dei sogni è lo stesso dei miti, delle favole, delle opere d’arte.

L’inconscio collettivo junghiano ricorda un po’ il PIANO AKASICO, archivio universale di conoscenze ma allo stesso tempo fonte e sorgente delle pulsioni spirituali, matrice degli eventi energetici; la fonte di queste pulsioni psichiche sarebbe costituita dagli archetipi, o l’Iperuranio di Platone, sede delle IDEE universali.
In genere l’archetipo si attiva quando avviene una forte trasformazione dell’energia, il cambiamento è l’evento che fa agire l’archetipo. Poiché l’inconscio precede sempre un po’ l’evento in quanto lo conosce prima ed è più veloce della coscienza e del tempo, può essere che il sogno premonitore esprima l’evento ancora da accadere usando i simboli dell’archetipo, così come l’immagine precede, a volte, la percezione.
Per es. prima che si verifichi l’evento morte, è possibile avere sogni sull’archetipo della MORTE, che si esprimerà con i simboli del ponte, delle scale che scendono nell’oscurità, dell’Ombra, della farfalla ecc.

In genere l’archetipo può riferirsi alla psiche collettiva come alla natura, per cui il poeta o il pittore possono usare le stesse analogie per entrambe e descrivere la psiche come natura o viceversa, per esempio il buio interiore è come l’inverno sulla terra, la resurrezione dell’anima da un periodo di crisi o depressione è analoga alla resurrezione della natura in primavera; per questo quando gli antichi celebravano i grandi momenti ciclici della natura celebravano insieme movimenti analoghi della psiche universale.
Perciò quando sogniamo se ci sono riferimenti al cielo e al paesaggio, li interpreteremo come cieli e paesaggi d’anima.
Analogamente, il Bambino divino che rappresenta l’uscire dalle tenebre per una nuova immissione di speranza, ha il suo Natale, cioè la sua apparizione o nascita, in un preciso momento dell’anno, quando il tempo della luce e quello del buio sono uguali (equinozio), dopodiché il tempo della luce si allunga, indicando che la luce ha vinto sulle tenebre, noi ci sentiamo più buoni, e celebriamo la vittoria dell’amore sul male, e questa festa si presenta analoga in tutte le religioni con simbologie simili per senso, vedi la festa delle luci in India o quella degli alberi in Svezia. Il Natale non è una novità dal punto di vista antropologico ma si situa nel filone di festeggiamenti similari presenti in tutto il mondo antico, al punto che nel nostro Natale confluiscono simboli celtici, per esempio, come l’abete che deriva dai paesi baltici, o il vischio che era sacro agli antichi Druidi.

Jung studiava queste analogie tra popoli e religioni diverse, convinto che i sogni ne esprimessero il potenziale simbolico.
Jung sentiva con certezza che il mondo era Uno, e che la natura dentro di noi (anima) e la natura fuori di noi (mondo) potevano comunicare. Per questo pensava che noi possiamo incontrare i nostri simboli anche nella vita quotidiana, come segni di archetipi che si rivelano e che attraggono la nostra attenzione per aiutarci o indicarci cammini d’anima. La sincronicità è appunto questo, un incontro tra un simbolo esteriore e un cambiamento interiore, come se natura e anima facessero parte entrambe di un unico mondo spirituale che si rivela dentro di noi e fuori di noi e di cui possiamo cogliere le connessioni quando siamo allineati al nostro centro..

L’archetipo è in sé inconoscibile, noi non sappiamo cosa sia l’ANIMA, o l’EROE, o la GRANDE MADRE, il BAMBINO DIVINO, o l’ANGELO… la realtà d’anima non è empirica, tangibile, misurabile o definibile, e tuttavia essa ci guida e ci aiuta e appare alla nostra mente sotto forma di intuizioni. I SIMBOLI sono i modi della sua visibilità, poiché noi abbiamo bisogno di figure, immagini, parole per pensare a qualcosa. I simboli di uno stesso archetipo possono essere anche un po’ diversi tra loro nelle varie culture ma si somigliano, sono equivalenti, in quanto ineriscono a una stessa qualità dell’energia, a una stessa forma psichica, per analogia.

Vediamo un esempio. Un archetipo importante è quello della RINASCITA, può essere la rinascita del giorno come momento dell’alba, o la rinascita della natura a primavera o quella dell’anima dopo la morte del corpo, rappresenta comunque un grande momento di cambiamento dell’energia che dal suo punto più basso risale verso l’alto.
Nel mondo egizio questo archetipo è simboleggiata dallo SCARABEO, lo scarabeo è il suo simbolo visibile, gli antichi Egizi lo scelgono perché il suo nome, Kefer o Kepher, era lo stesso nome del sole che nasce all’alba, e l’alba del giorno è analoga all’alba dell’anima che ritrova se stessa o alla resurrezione dopo la morte. Lo scarabeo rappresentava il sole nascente. Gli Egizi avevano nomi diversi per ogni posizione del sole e ad ognuna corrispondeva un dio, essendo gli dei funzioni della vita, simboli personificati che rappresentavano momenti dell’Essere.
Questo modo di rappresentare le forme dell’energia, cioè gli archetipi, secondo divinità è presente in tutto il mondo antico, anche gli dei greci non sono che funzioni in forma antropica di vie dell’energia, l’amore=Venere, la guerra=Marte, la sapienza=Minerva ecc., come se la psiche umana si riverberasse nel grande cielo del divino, in una forma di psichismo universale.
Ora accade che persone del mondo occidentale che nulla sanno del significato dello scarabeo nel mondo egizio, tuttavia lo sognino, quando si trovano nelle condizioni di dover avere un rinnovamento delle loro energie interiori.
Ho trovato persone che hanno sognato lo scarabeo senza conoscere il suo significato egizio. Anche Jung ebbe casi simili.
L’analisi psicoanalitica consiste principalmente nella interpretazione dei sogni o dei contenuti delle visualizzazioni o delle pitture o poesie o drammatizzazioni, che hanno comunque significato simbolico.

Una paziente di Jung era ferma nel suo blocco psichico e non sognava. L’analisi non andava avanti. Ma un giorno la paziente arrivò emozionata con un sogno, aveva sognato uno scarabeo. Jung capì subito che il rinnovamento era cominciato, anche se la sognatrice non capiva il proprio sogno. Ma a quel punto accadde una cosa straordinaria. Uno scarabeo vero cominciò a battere contro i vetri della finestra per entrare. Non era un momento dell’anno in cui ci potevano essere scarabei e quello era una ‘cetonia aurata’, cioè lo scarabeo svizzero che più somiglia, anche per classe, allo scarabeo egizio. Scarabeo del sogno e scarabeo reale si incontravano. La natura sottolineava il significato. Jung parlò di SINCRONICITÀ, significato d’anima che ci viene incontro attraverso le cose del mondo esterno, momenti in cui natura e anima dicono la stessa cosa.

A me è capitata una persona irrigidita nei suoi blocchi mentali che è venuta raccontando di aver sognato delle coccinelle. Ha detto anche che le veniva in mente di aver visto da poco un documentario in cui una famiglia di coccinelle era rimasta congelata d’inverno in un ghiacciolo in una cantina, poi quando era venuta la primavera il ghiacciolo si era scongelato liberando la famigliola che aveva ricominciato a vivere. L’associazione era molto favorevole, perché nel caso in questione, padre, madre e figlio, cioè una intera famiglia era rimasta congelata in una situazione di odio e risentimento apparentemente irrisolubile. Il sogno e l’associazione indicava che la situazione energetica di blocco e gelo si sarebbe sciolta e ognuno avrebbe ripreso a camminare per la sua via. Ma mentre interpretavamo così il sogno, la signora si è accorta che nel tavolinetto alla sua sinistra c’era una coccinella. Il fatto non era spiegabile, perché d’inverno le coccinelle non ci sono, arrivano a primavera. Poi aveva fatto molto freddo e le finestre erano rimaste chiuse da tempo. Dunque era un caso di sincronicità. Coccinella significava speranza.
Jung era convinto che le cose fuori di noi ci parlassero a volte in forma simbolica.

(Juan Mirò)

Invece presso molti popoli la cavalletta è un messaggero. Maria Francesca racconta che per alcuni giorno ha avuto una cavalletta in casa, non si muoveva molto e lei cercava di nutrirla, ma un giorno la cavalletta si è nascosta in una fessura sporgendo solo per un pezzettino e lei ha scambiato quel pezzettino per uno scarafaggio e lo ha ucciso con lo spry, poi le è dispiaciuto in modo esagerato. Il giorno dopo ha saputo della morte di una sua conoscente, ma quando nel giornale ha visto la sua foto si è accorta che la defunta portava una cavalletta sulla spalla.
L’antropologa Sartori narra che nel suo viaggio in Messico conobbe uno sciamano che le mandava messaggi sotto forma di cavalletta. In un parco a Città del Messico su una pietra è incisa una cavalletta, che è la corrispondente del dio Mercurio greco. Un giorno la studiosa vide una cavalletta sulla sua finestra che aveva una zampina rotta, lo sciamano non venne all’appuntamento e lei seppe poi che era all’ospedale perché si era rotto una gamba.
Una indicazione più inquietante viene dai sogni e dagli incontro di una giovane che riguardano la mantide religiosa, ora la mantide è un insetto che ha una vita sentimentale un po’ macabra, in quanto divora il suo sposo dopo l’accoppiamento. Il fatto che questa ragazza sogni la mantide e addirittura dica di vederla spesso è un fatto un po’ strano, perché la mantide non vive nei nostri paesi ma è un insetto tropicale, ma getta un’ombra di sospetto sul rapporto col suo compagno. Se è un segno, non è un segno favorevole alla durata di questo rapporto.

 



 

 

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