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La Ricerca Psichica
Corso di parapsicologia


Dott.Felice Masi

A.I.S.M.  Associazione  Italiana  Scientifica  di  Metapsichica
Già Società Italiana di Metapsichica (S.I.M.) fondata a Roma il 26 maggio 1937 dai dottori
Emilio Servadio, Ferdinando Cazzamalli, Giovanni Schepis e Luigi Sanguineti. La parapsicologia (raramente detta metapsichica) è la disciplina che si propone di studiare con metodi scientifici tre categorie di fenomeni anomali: poteri psichici, interazione tra mente e materia e sopravvivenza alla morte. La parapsicologia non è lo studio di ogni fenomeno paranormale, nonostante si occupi di dimensioni e di fenomeni inerenti a processi estranei alle comuni e note leggi fisiche e alle esperienze sensoriali, ma comunque attribuibili alla psiche dell'uomo.

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Storia della Parapsicologia di Brunilde Cassoli


INTRODUZIONE

La Sibilla

“Posso contare i granelli della sabbia
o posso misurare l’Oceano /
ho orecchie per il silenzio e so cosa
dice il muto /
oh, i miei sensi percepiscono odore
di testuggine con carcassa /
messa a bollire sul fuoco con carne di
agnello in un calderone /
di rame è il recipiente che sta sotto
e di rame è il coperchio”




Narra Erodoto che Questa fu la risposta della pitonessa di Delfi agli inviati di Creso, re della Lidia, nel momento esatto in cui essi entravano nel Tempio, e prima ancora che essi ponessero alla pitonessa la domanda per cui Creso li aveva inviati. La domanda era la seguente: “Cosa sta facendo in questo momento il re Creso, figlio di Aliatte?” E Creso, nel giorno concordato con i suoi messaggeri -il centesimo dalla loro partenza- aveva messo a bollire in un calderone di rame una testuggine e un agnello fatto a pezzi. Aveva cercato di attuare una delle cose più improbabili e più difficili da immaginare. Eravamo circa nel ’500 a.C. e, se i fatti sono veri, possiamo affermare che Creso aveva la stoffa dello sperimentatore.

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Dai tempi più remoti il mistero ha accompagnato la vita dell’Uomo. La vita umana non sarebbe così carica di emotività e di interesse se mancasse il mistero, se non ci fossero fatti inspiegabili e inquietanti, vissuti, affrontati, subìti, a volte con timore o stupore e riverenza e sottomissione, a volte indagati, combattuti, rifiutati, accettati. Per ogni enigma risolto, dieci ne sorgono, e ciò vale per il macrocosmo come per il microcosmo, per gli sconfinati spazi dell’Universo e per gli altrettanto sconfinati spazi interiori.

Noi vogliamo occuparci di quei fenomeni che da sempre accompagnano l’Uomo e che sono stati avvertiti e sentiti come “insoliti”: intuizioni, sogni veridici, apparizioni, capacità profetiche, guarigioni inspiegabili, comunicazioni fra vivi o col mondo ultraterreno eccetera, quei fenomeni che oggi noi chiamiamo “paranormali”, o più modernamente psi, la prima lettera greca della parola “Psiche”. Paranormale significa “che sta a fianco del normale “, che accompagna la normalità in attesa – forse solo ipotetica – di integrarsi in essa.

La Ricerca che si occupa e studia i fenomeni paranormali è definita con tre termini diversi, ma praticamente dallo stesso significato. Il più antico, adoperato fin dal secolo scorso (1882) dai popoli anglosassoni, è”Ricerca Psichica”. Nel mondo latino, con un termine coniato ai primi del secolo, dal premio Nobel Charles Richet, si usò “Metapsichica” . Nel 1953 il Congresso Internazionale tenutosi nell’Università di Utrecht in Olanda, propose ”Parapsicologia”

In tutti e tre i termini entra il concetto di “psiche”. Tutti e tre i termini vengono impiegati tutt’ora : praticamente sono sinonimi, ma, come abbiamo anticipato, con espressione più moderna oggi si tende a parlare di fenomeni psi.

Noi useremo prevalentemente il termine Parapsicologia. La Parapsicologia per noi si interessa e studia un campo notevolmente più ristretto di fenomeni. Ma di ciò parleremo in seguito.

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DAL MITO ALLA STORIA

La prima pagina di questo Compendio di Parapsicologia riporta un aneddoto, citato da Erodoto nelle sue “Storie” e al quale possiamo dare un certo credito. Fenomeni paranormali vengono segnalati dai resoconti storici fin dalla più remota antichità, spesso riportati da libri sacri. L’Antico Testamento è una vera miniera di fatti che si potrebbero interpretare come fenomeni di chiaroveggenza, precognizione, sogni telepatici e profetici.

All’inizio dei tempi storici pressochè dovunque si ritrova una mentalità magica, analogica, e i principi della magia, che è pratica e dottrina assieme, emergono a poco a poco, inconfondibili. L’evocazione dei morti appare fin dalle prime civiltà: Accadi, Sumeri, Babilonesi, Caldei, Egiziani. L’Egitto fu la patria, la culla della “scienza dell’Aldilà”, del culto dei morti, nonché della credenza degli spiriti che si evocavano anche per mezzo delle “statue parlanti”. Egiziana è la credenza nel Ka^, considerato come un “doppio spirito”, un perispirito da venerare e rispettare. Egiziana è anche l’origine dell’oracolo, che in Grecia poi trovò un terreno fertilissimo.

Presso gli Ebrei, dalla religione così diversa dalle altre, con il suo assoluto monoteismo, ebbe grande importanza e diffusione la profezia, considerata ispirazione diretta della divinità che agiva tramite particolari spiriti eletti; di alcuni sono giunti fino a noi anche i nomi e la fama dei loro poteri paranormali: Elia ed Eliseo, che poteva ascoltare a distanza i discorsi dei re nemici, ed Ezechiele che era un potente chiaroveggente. Sono noti gli episodi di Aronne che trasformò il suo bastone in serpente, e di Samuele che apparve a Saul per predirgli l’infausto esito della battaglia contro i Filistei . La vita di Mosè è costellata di affascinanti episodi “miracolosi”.

In Grecia la “paranormalità” subì una raffinata diversificazione. Le potenze invisibili, divine o demoniache, non furono più usate e degradate per superare gli ostacoli dell’esistenza, ma furono impiegate soprattutto per ottenere un contatto con gli Dei, ricorrendo alle Pizie o Pitonesse. L’oracolo di Delfo era fra i più noti e rispettati.

Roma ci offre, con il “De Divinatione” di Cicerone, il documento forse più antico e rivelatore della mentalità romana nei confronti dei fenomeni paranormali. I Romani già conoscevano le “mensae divinatorie” che altro non erano se non ciò che noi oggi chiamiamo “il tavolino” parlante..

Molto difficile sarebbe tratteggiare in brevi linee l’atteggiamento del Cristianesimo nei confronti del paranormale. Un simile quadro dovrebbe partire dalla vita di Cristo, piena di accadimenti eccezionali, a tutto il Medio Evo. Ricordiamo il lungo e terribile periodo dell’Inquisizione durante il quale, dal secolo XIII fino al XVIII, i fenomeni paranormali, quando si manifestavano, venivano interpretati come stregoneria o opera del demonio, con le atroci conseguenze che più o meno tutti conosciamo.

Scolasticamente dividiamo la lunga storia della Parapsicologia in alcuni periodi schematici, costruiti su poche linee essenziali.

1) Periodo Storico, che dai primordi faremo giungere fino al 1770, data assolutamente arbitraria e di comodo, quando il medico Franz Anton Mesmer pubblicò la sua opera più importante: “Mémoire sur la découverte du magnetisme animal”.

2) Periodo Mesmerico, che – sempre per una datazione di comodo – faremo partire dal 1770 fino al 1848, altra data arbitraria ma significativa, perché rappresenta l’inizio del movimento spiritico.

3) Periodo Spiritico che, nato a metà dell’Ottocento, continua tuttora con una evoluzione indipendente.

4) Primo periodo Scientifico che facciamo coincidere con la fondazione della “Society for Psychical Research” a Londra , nel 1882.

5) Secondo periodo Scientifico (più propriamente Periodo Parapsicologico) con inizio nel 1937 quando a Durham (USA) fu pubblicato il primo numero del “Journal of Parapsychology”, diretto da Joseph B. Rhine.

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Del Primo Periodo riteniamo sufficienti le notizie già fornite precedentemente e passiamo direttamente al Secondo Periodo:

IL MESMERISMO

Proseguendo in questo breve excursus storico accenneremo ora a quella originale figura di medico austriaco, Franz Anton Mesmer, che abbiamo scelto per datare il Secondo Periodo della Storia della Parapsiclogia. Perché Mesmer? Perché il 1770?

Laureatosi prima in filosofia e in teologia, poi in medicina, Mesmer apprezzò le teorie magiche di Paracelso e quelle matematiche di Newton, giungendo ben presto ad elaborare una sua ipotesi di derivazione astrologica che espresse nella sua tesi di laurea in medicina dal titolo: “De Planetarum influxu”. Affermava che accanto ad un magnetismo fisico, quello proprio delle calamite, esisteva un magnetismo animale che prendeva le mosse dall’influsso dei corpi celesti su tutti gli esseri viventi. Concepiva cioè l’esistenza di un impalpabile “fluido” universale che, permeando l’intero spazio cosmico, aveva la particolare proprietà di agire sul corpo umano dandogli delle proprietà analoghe a quelle della calamita. Sapendo ben dirigere quel fluido, si poteva riportare “armonia” ad un corpo ammalato, cioè disarmonico e privo di equilibrio, e ridargli la salute. Su questa base Mesmer subito dopo la laurea iniziò quel periodo della sua carriera di medico che venne definito del “magnetismo minerale”, convinto com’era, di convogliare sui pazienti, tramite le calamite, un mezzo fluidico di natura fisica. Due casi clinici ben documentati come spettacolari guarigioni gli procurarono subito grande fama, nonostante l’opposizione e le violenti polemiche della classe medica ufficiale.

Mesmer fu costretto a lasciare l’Austria e nel 1776 si rifugiò a Parigi. Ben presto anche a Parigi acquistò fama, prestigio e denaro. Ma la grande importanza di questo periodo, da un punto di vista culturale, fu la pubblicazione della sua opera principale che segnò una data e una tappa nella Storia: “Mémoire sur la découverte du Magnetisme animal” nel quale viene portata in luce la sua più brillante intuizione, quella della sorgente biologica del fluido. Con questo scritto infatti Mesmer rivoluziona radicalmente la sua generale concezione bio-medica: la forza magnetica minerale diventa animale. Si era infatti accorto, durante le sedute terapeutiche, che la virtù curativa del supposto fluido non derivava tanto dalle calamite metalliche applicate sui pazienti, quanto dalle mani stesse del terapeuta.

Con questa osservazione Mesmer scopre, o per lo meno intravede, quella che oggi si dice tecnica della trance ipnotica. Portava i suoi pazienti – spesso con sedute di gruppo- in “stati modificati di coscienza” che si accompagnavano a drammatiche esperienze, tremiti, convulsioni, riso, pianto ecc. e da cui, questi ammalati, uscivano svuotati e liberati dalle loro sofferenze. Accadeva anche, durante queste sedute, che si manifestassero fenomeni di conoscenza di fatti ignoti al paziente di schietto carattere paranormale.

E’ facile intuire le reazioni delle istituzioni scientifiche verso queste pratiche (“abili mistificazioni, a scopo di lucro”). Mesmer lasciò più volte Parigi e definitivamente la Francia nel 1794 nel corso della rivoluzione francese. Ritornò in Austria dove morì nel 1815, solo e povero.

Diventa ora più comprensibile perché, con Mesmer, si sia stabilita una data e un periodo storico. Il Mesmerismo, che parte da un filone di idee antiquato (fluido cosmico e influenza astrologica) e attraversa la fase del fluido fisico (vedi calamite), giunga poi al concetto biologico di fluido animale, che si trasmette dal terapeuta al paziente, inquadrando la tecnica in uno schema psicologico e psichiatrico e aprendo la strada all’ipnotismo moderno e ai grandi psichiatri del XIX secolo quali Charcot, Janet, Jung, Freud.

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LO SPIRITISMO

La Patria dello Spiritismo è stata certamente la libera America dove un particolare clima socioculturale ancora semplice e a contatto con la natura ha favorito una mentalità collettiva compatta e il rapido diffondersi di questo movimento sociale che in un breve arco di tempo invase il mondo.

Fu a metà dell’Ottocento che si realizzò un evento intenso ed emotivo, legato alla dimensione “ultraterrena” e dal quale nacque il movimento dello Spiritismo. Nel 1848 una modesta famiglia americana di Hydesville (New York) divenne improvvisamente centro dell’attenzione pubblica. Nell’abitazione della famiglia Fox si facevano sentire “gli spiriti”. La casa era “infestata”. Margareth e Katherine Fox, di 15 e 11 anni, avevano avvertito misteriosi rumori provenienti dai muri della loro casa. Erano soprattutto colpi ritmici e regolari che esse interpretarono come opera intenzionale di “spiriti disincarnati” per attirare l’attenzione e comunicare con i viventi. Reagirono ai colpi con altri colpi e parve loro di ricevere risposte interpretabili, non casuali. Nacque così la cosiddetta”Tiptologia”, che diventerà il mezzo di comunicazione più importante del movimento spiritico, specie quando si passò all’uso dei “tavolini”.

Per quanto riguarda le sorelle Fox, sembra che diversi anni dopo, durante una ristrutturazione dell’edificio dove abitavano, venisse trovato, murato in piedi dietro una parete, lo scheletro di un uomo.

La risonanza di questi fatti dilagò in maniera esplosiva non solo in America ma anche in Europa. La possibilità di comunicare con le anime dei trapassati divenne una “moda sociale”, praticata in case private, ma anche in luoghi pubblici, un culto vero e proprio con i suoi fedeli e i suoi riti. Una specie di nuova religione.

Le sorelle Fox vennero coinvolte in una attività medianica intensa, discussa e ben presto di ampie dimensioni pubbliche, ma tuttora molto criticata. Nel 1852, a Cleveland, si tenne addirittura il Primo Congresso Mondiale Spiritistico. Non erano trascorsi nemmeno cinque anni da quei primi colpi nel muro nella casa di Hydesville.

Questa moda sociale coinvolse anche persone scettiche, diventando una curiosità culturale e serio argomento di discussione nei più vari ambienti.

“Da un punto di vista critico – commenta l’antropologo Alberico Lolli - (vedi “Quaderni di Parapsicologia”, Corso Propedeutico, 1990) lo Spiritismo rappresenta una grave regressione nella concezione del paranormale, abbassato a una cruda e stravagante visione di un mondo immaginario (….) , l’idea chiave che sorregge lo spiritismo è una facoltà trans-umana (….) che consente di comunicare con le anime dei defunti (…) la credenza di una tale facoltà già faceva parte di una antichissima tradizione occulta : maghi, oracoli, pitonesse, sciamani sono sempre esistiti presso tutte le culture, ma appare davvero strano (…) che lo Spiritismo possa essersi manifestato in maniera così prepotente presso le società occidentali (…)”.

Dall’America lo Spiritismo giunse ben presto in Europa: Francia, Italia, Inghilterra in particolare, dove si formarono gruppi di entusiasti e nuove Associazioni.

PRIMO PERIODO SCIENTIFICO

Attorno al 1870 un giovane fisico inglese, destinato a salire ai più alti fastigi della fama scientifica per la scoperta del Tubo Catodico e dell’elemento Tallio, dichiarò che intendeva indagare sui fenomeni cosiddetti spiritici. Si chiamava William Crookes.

Crookes sperimentò con due grandi medium: Daniel Dunglas Home col quale ebbe risultati strabilianti nel campo della PK, e Florence Cook, rimasta famosa per le sue materializzazioni e per il “fantasma ” materializzato di una giovane donna che disse di chiamarsi Katie King. Critiche violente bersagliarono il giovane scienziato che mantenne coraggiosamente le sue posizioni e mai ritrattò quanto aveva pubblicato sulle sue esperienze (“Ricerche sui fenomeni dello Spiritismo”, 1874): mai volle che il Crookes che aveva scoperto il Tallio fosse disgiunto da quello che aveva studiato Home e la Cook.

Gli studi di Crookes non potevano non lasciare traccia. A Londra quattro illustri scienziati si dedicarono allo studio dei casi spontanei, con prevalenza dei fenomeni telepatici: William Barrett, Edmund Gurney, William Myers, Henry Sidgwick, che nel 1882 fondarono quella che si chiamò e tuttora si chiama “Society for Psychical Research” la mitica S.P.R. Entro breve tempo la Società inglese potè avvalersi dell’opera appassionata di un grande numero di studiosi illustri non solo inglesi, ma francesi, polacchi, americani: la sua attività portò ben presto allo studio dei più famosi soggetti contemporanei e alla realizzazione di opere di grande valore. Nacquero la rivista “Journal for Psychical Research” e i “Proceedings”.

Due anni dopo, nel 1884, fu fondata negli Stati Uniti una specie di affiliazione della S.P.R., che divenne poi autonoma come A.S.P.R., l’ American Society for Psychical Research.

In Francia ebbe inizio un movimento chiaramente religioso come impostazione, tradotto in una filosofia e in una morale che aveva in sé un grande segreto: semplicità, immediatezza e adattabilità a tutte le opinioni e che raccolse sotto la sua dottrina milioni di persone. Era la metà dell’ 800. Nel 1856 fu pubblicato “Le Livre des Esprits”, “Il Libro degli Spiriti”, testo ufficiale della Dottrina Spiritista quale fu accolta in quasi tutta l’Europa.

Le spoglie mortali dell’uomo che diede l’avvio a questo straordinario movimento riposano nel cimitero parigino di Père Lachaise, sulla cui tomba sono scolpite queste parole: “Nascere, morire, rinascere per progredire. Questa è la legge.” Si chiamava Hypolyte Léon Denizard Rivail, ma dai suoi milioni di seguaci era conosciuto soprattutto con lo pseudonimo, suggeritogli in una seduta spiritica: Allan Kardec.

La dottrina kardechiana fu dettata per scrittura automatica e si basa fondamentalmente sulla teoria reincarnazionistica, pur conservando alla sua base i valori fondamentali della dottrina cristiana. Kardec fondò nel 1858 la famosa “Révue Spirite”, cui seguirono “Il Libro dei Medium” ed altre numerose opere, sempre dettategli dagli spiriti e che ebbero tutte uno strepitoso successo sia dottrinale che editoriale: valanghe di nuovi seguaci andavano via via ad ingrossare le file di questo “popolo”, che dava più che mai la riprova di quale sia sempre stata per l’umanità la necessità dell’occulto, dell’ignoto, del trascendente. La dottrina kardechiana si opponeva in modo netto e convincente al materialismo dominante e apriva nuove vie a libere espressioni dello spirito.

Da un punto di vista storico è doveroso ricordare che i libri di Allan Kardec sono stati tutti ristampati anche recentemente.

A Parigi intanto nasceva l’I.M.I., l’ “Institut Métapsychique International”, per iniziativa di due medici, l’italiano Rocco Santoliquido e il polacco Gustave Géley, e con il sostegno economico di un ricco ed entusiasta industriale francese, il cui nome qui è doveroso ricordare, Jean Méyer. Era il 1919.

Venne ben presto fondata una rivista che – come il “Journal” della S.P.R.- diventerà famosa nel tempo e nella storia della Parapsicologia: “La Rèvue Métapsychique”. Presidente onorario della società fu nominato il grande scienziato Charles Richet, premio Nobel per la Medicina nel 1913. Richet fu anche Presidente della Società Inglese ed è stato certamente uno dei grandi padri della Parapsicologia. Fu Richet a coniare il termine Metapsichica. Nel 1922 pubblicò “Le Traité de Métapsychique”, un’opera poderosa ritenuta tuttora un classico della materia.

Di questo Istituto tre studiosi in particolare si resero famosi in epoche successive: lo stesso Gustave Geley, il dr. Eugène Osty e l’ing. René Warcollier.

In questo periodo anche l’Italia non fu estranea agli interessi del paranormale, sempre con orientamento spiritista. Genova, Torino, Roma, Napoli: le principali città in cui ci si interessò del fenomeno. E di cui rimane memoria storica.

A Torino il prof. Vincenzo Scarpa fondò la rivista “Gli Annali dello Spiritismo”, primo organo ufficiale del movimento. A Palermo nel 1863 nasceva la “Società Magnetica”. Ma il momento in Italia non era favorevole: troppi interessi politici e troppi freni da parte della Chiesa cattolica. Bisognerà aspettare la fine del secolo per trovare tracce importanti del movimento spiritico.

Fu a Genova che nel 1900 si mise in luce la personalità di Ernesto Bozzano, il quale diede inizio a un movimento storicamente importante. Fondò a Genova, ai primi del secolo, il “Circolo Minerva”, dove nel 1901 si tennero le celebri sedute medianiche con la medium Eusapia Palladino, alla presenza del noto psichiatra Enrico Morselli. Nacque allora la rivista “Luce e Ombra”, fondata da Angelo Marzorati e di cui Bozzano fu instancabile collaboratore. “Luce e Ombra” non ha mai cessato la pubblicazione e compie quest’anno (2000) il secolo di vita. Bozzano era un autodidatta, ma preciso e coscienzioso. Raccolse una ricchissima casistica, variamente controllata, dalla quale estrasse materiale per pubblicare più di quaranta volumi.

Napoli fu la culla del “fenomeno Palladino”. Di umile condizione e pressochè analfabeta, Eusapia Palladino ebbe una infanzia disagiata, orfana di madre fin dalla nascita (1854) e testimone a otto anni dell’assassinio del padre. Fin dalla più tenera età ebbe manifestazioni che possiamo giudicare paranormali. Un medico napoletano, Ercole Chiaia, fu interessato alla fenomenologia che Eusapia – già adulta- continuava a manifestare. Fu il primo a studiarla e a constatarne i fenomeni. Questa donna eccezionale fu senza dubbio la medium più studiata e controllata nel ventennio 1888-1908 da studiosi insigni sia in Europa che in America. Fu scoperta più volte a truccare, ma è rimasta storicamente una delle medium più qualificate e avallate da molti fra gli scienziati più noti del periodo.

D’altra parte questo fine-inizio secolo, che si era contraddistinto per il trionfo del pensiero scientifico-positivista , era anche stato segnato da una singolare fioritura di attività irrazionali, magiche, occultistiche, spiritiche.

“Ciò ha determinato (commenta Massimo Biondi, medico e membro della P.A., su “Quaderni di Parapsicologia”, 1994, n.2) una situazione complessa e pressochè unica, molto affascinante da un punto di vista storico. Talvolta con il favore dei sistemi del potere religioso e politico, tal altra in diretto antagonismo con essi, alla luce del sole e più spesso nel segreto e nell’ombra, è andata crescendo una corrente antirazionalista, antiscientifica e antimaterialista (…) sostenuta da intellettuali della più svariata provenienza.”

Così in Italia, per quanto l’interesse verso la Parapsicologia non abbia avuto un ruolo importante, non sarebbe giusto ignorare che per circa 20 anni si produsse un insieme di interessi e di circostanze per cui non fu lontana, anche nel nostro Paese, la costituzione di una corrente simile a quella denominata, nei Paesi anglosassoni, “Ricerca Psichica”. Citeremo solo pochi nomi di scienziati, psichiatri, neurologi, psicologi, le cui ricerche e pubblicazioni erano indirizzate in tal senso: Augusto Tamburini, direttore dell’Ospedale Psichiatrico di Reggio Emilia e di Modena, Cesare Lombroso ed Enrico Morselli, entrambi psichiatri, Felice Bottazzi, fisiologo, Giovanni Battista Ermacora, fisico padovano, che fu certamente quello che più si avvicinò ai metodo rigorosi della S.P.R., la quale più di una volta ne riconobbe i meriti. La ”Rivista di Studi Psichici” fu per diversi anni la dimostrazione di una impostazione rigorosa della ricerca “che permettesse di inquadrare i fenomeni supernormali all’interno delle leggi conosciute della natura, senza invocare subito cause trascendenti”. La Rivista raccolse la collaborazione delle firme più prestigiose dell’epoca. L’improvvisa morte di Ermacora, tre anni dopo, segnò la fine della rivista, almeno come era stata concepita.

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SECONDO PERIODO SCIENTIFICO

Come si è precisato all’inizio di questo capitolo sulla Storia della Parapsicologia, abbiamo stabilito di dividere scolasticamente e arbitrariamente dei periodi costruiti su poche linee essenziali e con date di comodo.

Questo che abbiamo chiamato Secondo Periodo Scientifico possiamo farlo risalire ad uno studioso inglese, lo psicologo William Mac Dougall, presidente della S.P.R. nel 1920 che, chiamato come docente di psicologia all’Università di Harvard (Boston), fu nominato poco dopo presidente della A.S.P.R, l’Associazione Americana per la Ricerca Psichica, che era stata fondata nel 1884.

Così il destino, o il caso, continuarono a dipanare quel filo misterioso e intrigante che nemmeno ottanta anni prima era partito dagli Stati Uniti dalla casa delle sorelle Fox, e ritornava negli Stati Uniti tramite l’inconsapevole persona del dr. Mac Dougall, per svolgere un compito che forse era stato predestinato.

Infatti il prof. Mac Dougall non rimase che pochi anni nello sgradito ambiente universitario bostoniano e accettò, nel 1927, l’incarico di dirigere l’Istituto di Psicologia della Duke University a Durham, nel North Carolina

Qui comincia una delle tappe più importanti della Parapsicologia nel mondo.

Alcuni allievi di Harvard seguirono il maestro a Durham. Fra questi un ex studente di teologia, poi professore di fisiologia vegetale, che si era distinto per innate doti di rigore, costanza, serietà di ricerca. Questo giovane naturalista si chiamava Joseph Banks Rhine. A lui Mac Dougall affidò la sezione parapsicologica della facoltà, con ampia libertà di ricerca, mettendo in atto, più avanti, ciò cui meditava e ambiva da tempo: la fondazione di un Istituto di Parapsicologia.

Rhine, forse, fu anche fortunato. E’ certo che la sua pazienza, la sua tenacia, e la sua severità metodologica, furono ricompensate. Coadiuvato dalla moglie Louisa e dal collega Karl Zener (creatore delle famose “carte”) e in seguito da John Pratt, William Roll, Karlis Osis, Stuart, Betty Humphrey, Gertrude Schmidler e molti altri, mise in atto una ricerca metodologica (sempre d’accordo con Mac Dougall) che permettesse in modo sistematico una valutazione statistico-quantitativa degli esperimenti: esperimenti sempre severamente controllati, sempre, cioè, sotto il diretto controllo dello sperimentatore. Non occorre dire, infatti, che tutta la fenomenologia spontanea si presenta indipendentemente dalla volontà dello sperimentatore che diventa in un certo senso un semplice osservatore.

L’indirizzo delle sue ricerche fu del tutto nuova e all’apparenza rivoluzionaria. Charles Richet era stato fra i primi ricercatori ad introdurre negli sperimenti il metodo cosiddetto quantitativo servendosi delle carte da gioco che cercava di fare indovinare ai sensitivi. Rhine portò due sostanziali variazioni. Per ovviare alle instabilità caratteriali di medium e sensitivi, li sostituì con soggetti presi a caso fra studenti e volontari, e standardizzò al massimo il metodo con le carte (troppo varie e numerose) con altre carte i cui simboli furono drasticamente ridotti a cinque e il più possibile anonimi: Stella, Croce, Quadro, Cerchio, Onde. Le carte erano state ideate dal collega Karl Zener e per questo, fin dall’inizio, furono chiamate “carte Zener”.

Veniva usato un mazzo di 25 carte formato da 5 stelle, 5 quadri, 5 onde, 5 croci, 5 cerchi. Inizialmente gli esperimenti furono indirizzati allo studio della Telepatia, poi della Chiaroveggenza e infine della Precognizione. In seguito, per indicare complessivamente i tre fenomeni, Rhine coniò un termine nuovo : Extra Sensory Perception, la cui sigla divenne famosa nel mondo: E.S.P. Le carte Zener presero in seguito anche il nome di “carte ESP”.

Nel 1935 Rhine fondò alla Duke University il Laboratorio di Parapsicologia, familiarmente chiamato il LAB, del quale divenne legalmente erede, nel 1965, l’ Institute for Parapsychology, tutt’ora il più famoso nel mondo, “braccio sperimentale” della FRNM (Fondazione per le Ricerche sulla Natura dell’Uomo).

Nel 1937 ebbe inizio la pubblicazione di quella che ancora oggi è considerata la più qualificata rivista di Parapsicologia: il “Journal of Parapsychology” ( JP ).

La scuola del Rhine sollevò all’inizio critiche aspre. Quando furono resi noti i primi risultati sperimentali il mondo scientifico, prevalentemente materialista, esplose in un violento rigetto: la ESP minacciava di riproporre il dualismo “corpo e anima”, filosofia estremamente avversata in quel periodo. In realtà la scuola del Rhine ha spianato la strada a tutti gli studi più moderni in Parapsicologia, sia negli Stati Uniti che nel mondo.

In questa Storia che stiamo tratteggiando, dobbiamo ricordare il 19 Giugno 1957, in cui Rhine e Pratt contribuirono a fondare la “Parapsychological Association”, comunemente chiamata P.A, una istituzione professionale internazionale che diversamente dalle altre società di ricerca psichica, ammetteva solo gli studiosi che avevano pubblicato i loro lavori su Riviste scientifiche prestigiose e avevano contribuito attivamente alla ricerca parapsicologica. La nuova Associazione promosse delle Annual Convention. I suoi associati non hanno mai superato i 300. Uno degli scopi della PA è quello di fornire gli standard per una ricerca corretta in Parapsicologia e di facilitare la comunicazione fra i ricercatori.

Alla scuola sperimentale della Duke University venne invitata, all’inizio degli anni ’30, una giovane donna irlandese, che fatalmente si sarebbe inserita nella storia della Parapsicologia americana, pur non avendo né le caratteristiche né le qualifiche dello studioso. Infatti Eileen Jeanet Garrett era soprattutto una medium, una splendida sensitiva, già sperimentata in Inghilterra prima, negli USA poi, dai più qualificati studiosi dell’epoca. Ma il carattere di questa giovane donna, intelligente, pratica, attiva, anche politicamente impegnata, la portò innanzi tutto ad una continua e tenace ricerca di se stessa, sempre tormentata da dubbi sulle origini della sua medianità, in posizione polemica contro qualsiasi concezione spiritica. Il fortunato incontro con la ricchissima Mrs. Bolton, Membro del Congresso Americano, le permise nel 1951 di fondare laParapsychology Foundation , la P.F., per sostenere le ricerche scientifiche, organizzare convegni internazionali ad alto livello, pubblicare l’ “International Journal of Parapsychology” ed una serie di monografie di parapsicologia di notevole importanza. Il senso organizzativo della Garrett le permise anche di attuare uno degli avvenimenti più importanti nella storia della Parapsicologia : lo storico Congresso di Utrecht nel 1953, che sanzionò il termine di Parapsicologia.

Solo raramente le Università hanno istituzionalizzato la Parapsicologia. Negli Stati Uniti la Duke University e, per alcuni anni, la J.F.Kennedy University di Orinda in California. Si tengono molti corsi di Parapsicologia, ma si tratta sempre di iniziative personali di parapsicologi professionalmente impegnati in altra branca scientifica.

All’Università di Princeton, Robert Jahn ha fondato nel 1979 il “Princeton Engineering Anomalies Research Laboratory”; allo Stanford Research Institut il dr. E. May conduce i programmi più ambiziosi di ricerca parapsicologica.

In Europa. Nel 1953 fu affidato al prof. H.W.K. Tenhaeff un Istituto universitario di Parapsicologia ad Utrecht (Olanda), che nel 1974 divenne cattedra, la prima al mondo, diretta poi dallo svedese Martin Johnson. Dopo circa trenta anni la Cattedra fu chiusa per mancanza di fondi.

In Germania un’altra Università accolse una cattedra di Parapsicologia, quella di Freiburg in Baviera, fondata e diretta nel 1950 da Hans Bender, che in verità “contrabbandò” la parapsicologia sotto il nome di Psicoigiene e Territori di Frontiera (Institut fur Grenzgebiete der Psychologie und Psychoygiene)

Nell’Unione Sovietica ebbe una sua veste accademica il Laboratorio di Parapsicologia di Leningrado dove, prima l’illustre neurologo Vladimir Bekhterev, poi il suo allievo Leonid Vasiliev, per molti anni effettuarono esperimenti di telepatia.

Nel 1987 è stata fondata ad Edimburgo (Scozia) la sola attuale cattedra di Parapsicologia, la Koestler Chair, nata per un lascito ereditario di Arthur Koestler, noto scrittore degli anni post-bellici, e poi appassionato studioso e ricercatore di fenomeni paranormali. La cattedra è diretta molto attivamente dal prof. Robert Morris.

Ma non solo negli USA e in Europa si ricerca e si studia nel campo del paranormale. Il Sud America è ricco di Associazioni attive e stimate, specie in Argentina e Brasile, che pubblicano riviste e organizzano congressi internazionali.

Una curiosa situazione si è venuta a creare in Cina, dove le ideologie politiche hanno indirizzato gli studiosi verso strade di interessanti compromessi. Il Marxismo cinese opponeva ovviamente le stesse rigide restrizioni ideologiche di quello sovietico. La Parapsicologia era denunciata come una decadente eredità occidentale. Dopo la Rivoluzione Culturale le cose cambiarono, ed una vera ‘svolta’ avvenne quando un famoso fisico, padre della tecnologia spaziale , sostenne che certi particolari fenomeni erano manifestazioni del “Qi”, l’energia vitale che permea il corpo attraverso i meridiani dell’agopuntura e che pertanto dovevano essere studiati. In un Istituto del Dipartimento Voli Spaziali poterono sperimentare un sensitivo particolarmente dotato, di nome Zhang, con straordinarie capacità PK. In un filmato ripreso alla velocità di quattrocento fotogrammi al secondo, si osserva nel suo divenire il passaggio di una capsula medicinale attraverso il vetro della provetta in cui era stata sigillata. I ricercatori cinesi hanno avuto fortuna nel presentare la psi fra le pieghe del Qigong e della medicina tradizionale cinese: il Partito è stato tacitamente favorevole.

Nei testi di Storia della Parapsicologia poco purtroppo si parla della Parapsicologia in Italia e mai di quella italiana attuale. E’ ben vero che si dice che tutto ciò che è contemporaneo non è storia ma cronaca, ma ci sembra doveroso parlare anche della Parapsicologia di casa nostra.

Nel capitolo che abbiamo dedicato allo Spiritismo abbiamo accennato come a Genova avesse avuto inizio un movimento (1900) abbastanza vivace, promosso da Ernesto Bozzano, amico dello scienziato Charles Richet e profondo studioso dei fenomeni psichici e fisici . Bozzano era un autodidatta e non uno sperimentatore, il metodo di studio da lui proposto consisteva nella “analisi comparata e convergenza delle prove”. Fondò il “Circolo Minerva” dove, alla presenza dello psichiatra Enrico Morselli, sperimentò con la medium Eusapia Palladino e più tardi, nel 1927, diresse le famose sedute tenute a Millesimo nella villa del marchese Centurione-Scotto, con la medianità dello stesso marchese. Bozzano scrisse una quarantina di libri che sono tuttora una vera miniera di casistica spontanea.

Il nome di Ernesto Bozzano è particolarmente ricordato nella storia italiana; raccolse una ricchissima biblioteca di testi antichi e contemporanei, dalla magia all’esoterismo, alla ricerca psichica, che poi lasciò in eredità al dr. Gastone De Boni, medico di Verona, il quale per tutto il tempo della sua vita conservò ed arricchì questo straordinario patrimonio letterario. De Boni continuò anche la pubblicazione della rivista “Luce e Ombra”, pure a costo di molti sacrifici personali. Il lavoro, la costanza e l’amore che Bozzano e De Boni dedicarono sia alla Biblioteca che alla Rivista, non è andato fortunatamente disperso. Silvio Ravaldini, erede spirituale e testamentario di De Boni, trasferì a Bologna le molte migliaia di volumi e fondò l’ “Archivio di Documentazione Storica della Ricerca Psichica”, che raccoglie, cataloga e conserva tutto quanto è stato pubblicato sulla Ricerca Psichica intesa nel senso più ampio del termine. E nel 1995 , per preservare nel tempo il raro patrimonio bibliografico, è nata la Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni , riconosciuta anche dal Ministero per i Beni Culturali e Ambientali.. La rivista “Luce e Ombra”- sempre per l’instancabile attività di Silvio Ravaldini, ha continuato la sua pubblicazione trimestrale e quest’anno compie (anno 2000) i cento anni.

A Roma il 26 Maggio 1937 Emilio Servadio, Giovanni Schepis, Ferdinando Cazzamalli e Luigi Sanguineti diedero vita ad una “Società Italiana di Metapsichica” (SIM) che venne riconosciuta dallo Stato. Nel 1946 iniziò la pubblicazione di “Metapsichica”. Un grave contrasto fra il Cazzamalli e la Società portò ad una scissione. Il prof. Cazzamalli ne uscì giuridicamente perdente , ma gli fu concessa la testata della Rivista. A Milano costituì la “Associazione Italiana Scientifica di Metapsichica”(AISM) che pur con vicende alterne, ed alterna attività, è tutt’ora presente nel panorama della Parapsicologia italiana.

La SIM di Roma intanto cambiò la sua sigla in SIP, sostituendo il termine Metapsichica con Parapsicologia. Era il 1955.

A Roma stava emergendo la personalità di studioso di Emilio Servadio. Pure essendo diventato una eminente personalità nel campo della Psicoanalisi, non ha mai cessato di sostenere la realtà dei fenomeni paranormali e di portarvi i contributi della sua conoscenza. E ciò fino al termine della sua vita. Morì a 91 anni, il 18 Gennaio 1995.

Bologna ha avuto un ruolo particolare nella storia italiana. Nato teoricamente nell’Ottobre 1949 per l’incontro di tre medici bolognesi (Alessandro Buscaroli, Piero Cassoli, Enrico Marabini), il futuro Centro bolognese si aggregò dapprima ad una associazione già esistente, costituitasi nel 1938, il “Centro Emiliano di Metapsichica” (CEM), che aveva cessato la sua attività durante il periodo bellico. La diversa impostazione di studio -il CEM era tendenzialmente spiritista- fu ben presto in contrasto con l’orientamento dei nuovi soci che nel 1952 si distaccarono per costituire il 13 Ottobre 1954 l’attuale e sempre vivacissimo “Centro Studi Parapsicologici”, il C.S.P.

Il CSP, che raccolse ben presto noti cultori della materia, di diverse estrazioni culturali, svolse fin dall’inizio una attività rivolta in due direzioni: una socio-culturale ed una scientifico-sperimentale. Per molti anni questa duplice vita del Centro fu vivace e intensa. Tre conferenze al mese, con relatori fra i più qualificati sia italiani che stranieri, e l’esame e lo studio di un centinaio di sensitivi. Fra i tanti Maria Gardini, chiromante; Luisa Godicini, psicometra, Pasqualina Pezzola veggente e diagnosta unica nel suo genere; Venia, veggente poliedrica: le chiamavamo “le quattro Signore del CSP”. Furono studiate per anni, con pubblicazioni su riviste qualificate. Lo studio dei sensitivi, le ricerche sul campo, le sperimentazioni sulla ESP e la PK, hanno costituito per mezzo secolo la vita vivace e ininterrotta di questa associazione senza fini di lucro, vissuta solo con le modeste quote dei suoi soci. Fra le sperimentazioni più significative lo studio della “marcia sul fuoco” (o pirobazia) sia in Macedonia che a Bologna; lo straordinario esperimento chirurgico sotto ipnosi all’Ospedale di Crevalcore (BO); particolari esperimenti di telepatia collettiva; il prolungato studio dei cosiddetti “guaritori” o pranoterapeuti , lo studio di immagini sacre “piangenti”; esperimenti con LSD.

Nel 1968 a Bologna si formò un Gruppo di Ricerca, composto da fisici, medici, biologi, filosofi , una équipe multidisciplinare per lo studio dell’ipnosi, della medianità, della ESP , della PK, dei Guaritori. Alcune date importanti: Settembre 1971, il Congresso di Modena organizzato dalla Clinica delle Malattie Nervose e Mentali su “Psichiatria e Parapsicologia” con la partecipazione di Piero Cassoli; Febbraio 1972 alla RAI per la trasmissione “Chiamate Roma 3131″ durante la quale si organizzò uno straordinario esperimento di Telepatia collettiva che fruttò lo spoglio di 45.000 responsi.

Il 1975, ospiti della Facoltà di Farmacologia dell’Università di Bologna, fu tenuto il primo Corso Propedeutico di Parapsicologia in dieci lezioni. Nel 1976, inserito nel corso di Psicologia Sperimentale all’Università di Firenze, il CSP fu invitato a tenere un Seminario che ricalcò le tematiche del Corso tenuto a Bologna. Ancora un ciclo di seminari per studenti e laureati fu tenuto nel 1978 nell’Aula Magna dell’Istituto di Fisica sempre dell’Università bolognese.

Qualcuno si laureò con tesi di laurea su argomento parapsicologico; qualcuno pubblicò dei libri. Nel 1980 uscì il primo numero del “Bollettino”, notiziario per i soci. In concomitanza con il primi Congressi chiamati “Giornate Parapsicologiche Bolognesi”, riprese la pubblicazione dei “Quaderni di Parapsicologia”, rivista semestrale, che era stata sospesa per mancanza di fondi.

Dal 1995 l’attività del Centro bolognese si distingue e si struttura in due momenti sostanziali: l’attività scientifica svolta dal “Dipartimento di Ricerca” diretto dal dr. Enrico Marabini ed una attività didattica svolta con un “Corso di apprendimento teorico pratico per Ricercatori” , corso biennale in venti lezioni, che continua ad avere un numero costante di allievi, provenienti da diverse località italiane.

Nel 1999 il Centro Bolognese ha compiuto mezzo secolo di vita. La sua ininterrotta attività è stata documentata in una recente pubblicazione dal titolo “Un Sole nascosto”, di Brunilde Cassoli e Paola Righettini.

A Napoli fu fondato nel 1963 il “Centro Italiano di Parapsicologia” (CIP) per iniziativa del prof. Giorgio di Simone. Il CIP si è reso noto in campo anche internazionale per la lunga e seria sperimentazione con uno straordinario medium, la cui identità è rimata anonima per molti anni. Si trattava di una medianità a incorporazione. Sui messaggi della ” Entità A” sono stati scritti vari libri . Attualmente il medium, uscito dall’anonimato, ha assunto la presidenza del Centro napoletano. Il suo nome è Corrado Piancastelli, direttore anche di due riviste: “Informazioni di Parapsicologia” e “Uomini e Idee”.

Il prof. Giorgio di Simone presiede, sempre a Napoli, l’Istituto “Gnosis” e dirige l’omonima rivista.

Enrico Morselli
Nasce a Modena il 17 luglio 1852. Laureatosi in medicina nel 1874, consegue la libera docenza nel 1877 divenendo nello stesso anno direttore dell’Ospedale psichiatrico di Macerata che egli rinnova radicalmente sotto il profilo terapeutico e assistenziale. Nel 1880 passa alla cattedra di psichiatria del Manicomio di Torino istituita, prima in Italia, da un decreto di Carlo Alberto del 1838 con il quale si rendeva obbligatorio l’insegnamento pubblico di questa disciplina. Nel 1889 diventa ordinario di psichiatria e neuropatologia a Genova dove fonda il primo laboratorio di psicologia sperimentale, dedicando uno studio accuratissimo alla personalità dell’alienato e creando il metodo fisio-psicologico. Ancora a Genova fonda la Rivista di filosofia scientifica e la Rivista sperimentale di freniatria e medicina legale insieme al Tamburini, come lui discepolo di Carlo Livi a Reggio Emilia. Enrico Morselli muore a Genova il 18 febbraio 1929. Tra le sue opere ricordiamo: Manuale di semeiotica delle malattie mentali. Milano, 1885-1894; Trattato di antropologia generale. Torino, 1888-1911; Psicologia e spiritismo. Torino, 1906 e L’uccisione pietosa. Torino, 1925.

Emilio Servadio
Nasce il 14 agosto del 1904 a Sestri Levante, al tempo un piccolo comune successivamente inglobato in quello di Genova.
I genitori sono entrambi ebrei: il padre Cesare, d’origine marchigiana, è dirigente in un’importante società, la Navigazione Generale Italiana, mentre la madre, Faustina Finzi, proviene da una famiglia di gioiellieri fiorentini. Fin da piccolo manifesta una grande sensibilità per la musica e raffinato orecchio. Studia per diversi anni pianoforte, armonia e composizione. Comincia con lo studiare Clementi e rimane subito affascinato da Mozart anche se allora non riusciva a gustarne fino in fondo la preziosità. A meno di non essere dei geni musicali, dirà in più occasioni Emilio Servadio, Mozart si riesce a comprendere in pieno solo dopo i trenta anni. Nel 1917, passa un anno a Firenze, dalle zie e dalla nonna materna, dove studia l’ebraico con David Prati che divenne in segiuto rabbino maggiore a Roma. Per lui compone, a soli 13 anni, un preludio che fu eseguito nella sinagoga di Firenze. Verso i sedici-diciassette anni, per il loro intenso contenuto erotico ed emotivo, rimane impressionato da due brani musicali di Zandonai: la Francesca da Rimini e la Giulietta e Romeo di cui ricorderà perfino anche le parole del coretto per tutta la sua vita.
In quegli anni Genova sviluppa una vita musicale abbastanza intensa e Emilio Servadio si arrampica, ancora studente, nel loggione del Teatro Paganini per non perdere nessuna occasione. Proprio in quest’ambiente si avvicina a Wagner, anche se, come lui racconta, quando assiste al Tristano e Isotta, ne esce con un tremendo mal di testa. A Genova inoltre è molto attivo il Teatro Carlo Felice e Emilio Servadio lo frequenta senza perdersi un concerto. Nonostante la sua giovane età stringe amicizia con il musicista Alfredo Berisso alla cui musica dedicherà due articoli.
Continuerà pertanto a coltivare la musica con continuità, acquisendo una notevole competenza. I suoi compositori d’elezione saranno Mozart e Wagner. Diventerà negli anni un assiduo frequentatore di Bayreuth ed anche intimo amico dei familiari di Wagner. La musica, come la poesia, in tutta la sua lunga esistenza, saranno i suoi interessi extrascientifici prevalenti.
Studente modello, con voti sempre molto alti, consegue la maturità classica presso il prestigioso liceo D’Oria di Genova nel 1922. A diciotto anni pubblica il suo primo articolo su “Il Lavoro”, quotidiano genovese con il quale collaborerà in seguito con vari scritti.
Amante della letteratura, Emilio Servadio è attratto in modo particolare dalla “poesia d’avanguardia”, dai crepuscolari, dai futuristi e dai poeti francesi appartenenti al movimento dei simbolisti e dei decadenti. In quegli anni, a Genova, la “Società di Letture e Conversazioni Scientifiche” con sede in piazza Fontane Marose, è frequentata da numerosi intellettuali, tra i quali Eugenio Montale, esordiente nel 1925 con Ossi di seppia, il quale scrive un’affettuosa dedica al giovane Emilio Servadio, a sua volta al debutto con un libro di poesie, Licheni, edito in 175 esemplari numerati .

La psicologia accademico-ufficiale degli anni Venti, psicologia da laboratorio di tipo positivistico e sperimentalistico, non lo stimola all’approfondimento e non risponde a tutti i quesiti che il giovane studioso si pone interessandosi di ipnosi e dei suoi antefatti risalenti al’700, cioè al periodo del cosiddetto “magnetismo animale”. Affascinato dalla lettura in francese della Introduzione alla psicoanalisi di Freud, si rende conto che si tratta di una psicologia più profonda e più perspicace di quella nella quale fino ad allora si era imbattuto. Il primo capitolo di questo libro, è dedicato agli atti mancati e ai lapsus e Emilio Servadio ebbe una riprova personale di quanto Freud scriveva. Per la licenza liceale il padre gli aveva regalato una macchina fotografica che lui si era portato in montagna perdendola. Emilio Servadio riesce subito a comprendere il motivo profondo di questo smarrimento: fra un’escursione e l’altra aveva conosciuto una graziosa ragazzina che avrebbe desiderato fotografare se questa non si fosse opposta, energicamente. L’inconscio allontanamento della macchina fotografica simboleggiava l’allontanamento del rifiuto ricevuto. Da allora Emilio Servadio continua a leggere saggi di Freud e dei suoi seguaci prevalentemente in francesee in inglese perchè allora di psicoanalisi era stato tradotto poco in italiano. Continua poi a leggere saggi di Freud e dei suoi seguaci, prevalentemente in francese e in inglese, perchè al tempo poco ne era stato tradotto in italiano .

A 22 anni si laurea in legge, ottenendo il massimo dei voti, per poter svolgere, come effettivamente gli riesce, la professione di giornalista pubblicista. Sceglie una tesi in medicina legale sull’ipnosi – arricchita di ben 235 riferimenti bibliografici – con ciò confermando la spiccata propensione verso l’occulto e il paranormale. Un intero capitolo lo dedica all’interpretazione psicoanalitica del rapporto fra ipnotista ed ipnotizzato come era stato ben delineato da Sandor Ferenczi, allievo di Freud.

Negli anni Venti, il filosofo Julius Evola, il quale non manifestava ancora nessuna tendenza antisemita , cominciò col militare nel movimento dadaista e pubblicò scritti e dipinse quadri “dadà”. Orientandosi verso una concezione magica dell’esistenza, fondò un gruppo molto riservato (di 12-15 individui al massimo) composto da persone di notevole cultura, in cui si facevano sia riunioni culturali, sia cerimonie e riti a fini magici. Nel 1927 Evola fondò la rivista Ur (parola di origine greca che significa fuoco) e che dopo due anni, in seguito alla collaborazione di Kremmerz (Ciro Formisano), la rivista si chiamò Kur .
Quando uscì il primo numero di Ur, Emilio Servadio che allora si trovava in Svizzera per perfezionare il tedesco, scrive ad Evola, col quale era già in corrispondenza, per offrire la sua collaborazione al suo ritorno a Roma. Scrive infatti, vari lavori sotto lo pseudonimo ES. L’attività del gruppo, i riti magici, le cerimonie però non destavano l’interesse di Emilio Servadio, sapeva che avvenivano ma lui non vi ha mai partecipato, egli era attratto dall’orientamento di Evola che si rivolgeva alle tradizioni esoteriche orientali ed al percorso di perfezionamento e trasformazione interiore.

Nel 1930, a ventisei anni, possedendo notevoli competenze nel settore, pubblica La ricerca psichica ed ottiene per il libro la prefazione di uno dei più illustri studiosi europei nel settore della parapsicologia, il professor Charles Richet, premio Nobel per la fisiologia.

Pratica molti sport in gioventù ma la sua passione per la montagna lo porta a diventare un provetto rocciatore. Emilio Servadio diventa socio del Club Alpino Italiano nel 1931 e per molti anni di seguito fa grandi arrampicate sulle rocce delle Dolomiti e riesce anche a guidare cordate sul IV-V grado. Poi si ritrova a cantare i Canti di montagna insieme ai suoi compagni di avventure in tanti rifugi delle Dolomiti.

Intanto, chiamato da Calogero Tumminelli, uno degli editori dell’Enciclopedia Italiana Treccani, si sposta a Roma dove diventa redattore della pubblicazione, firma una quarantina di voci e ne compila un altro centinaio, però non siglate. Quando si tratta di redigere la voce Psicoanalisi, Emilio Servadio si mette in contatto epistolare con Edoardo Weiss residente allora a Trieste, il quale, per lavorare con lui sul tema, si trasferisce a Roma nel 1931. E Weiss aveva fatto l’analisi con un allievo diretto di Freud, Federn, ed era già dal 1913 membro della Società Psicoanalitica viennese e dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale.
L’interesse per la psicoanalisi aumenta costantemente e Emilio Servadio si sottopone allora, presso l’abitazione romana di Weiss, prima in via dei Gracchi e poi in via Bellini, per due anni, ad un’analisi didattica, con frequenza di cinque sedute a settimana. Nel 1932, insieme a Weiss e pochi altri, fonda la Società Psicoanalitica Italiana che, quattro anni più tardi, a Marienbad, viene ammessa a far parte dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale. In verità, un tentativo di fondare una società psicoanalitica italiana era già stato fatto nel 1925 da parte del neuropsichiatria Marco Levi Bianchini che lavorava all’ospedale di Nocera inferiore. Ma non avendo avuto nessuna analisi didattica, il suo tentativo rimase solo sulla carta. Sempre nel 1932 Emilio Servadio conosce Anna Freud con cui instaura un’amicizia profonda, alimentata da intensi contatti epistolari. Nello stesso anno è coinvolto nell’esordio della “Rivista Italiana di Psicoanalisi”, che ha però vita breve, in quanto il regime fascista ne sopprime la pubblicazione dopo soli due anni.
Emilio Servadio, è bene sottolinearlo, s’impegna all’epoca, insieme ai suoi colleghi, in una lotta costante contro l’ostilità della cultura dominante: il regime fascista; una certa visione marxista-leninista, che riconduce il disagio umano a questioni di ordine economico; la psicologia e la psichiatria ufficiali, che perseguono un orientamento organicista o positivistico; l’ortodossia cattolica, che considera la psicoanalisi una dottrina materialistica e pansessualista; una filosofia ispirata prevalentemente all’idealismo di Benedetto Croce e di Giovanni Gentile . Sempre nel 1932, lo studioso partecipa al Congresso Psicoanalitico di Wiesbaden e nel 1934 presenta in lingua tedesca, a Lucerna, al Congresso Internazionale di Psicoanalisi , Psicoanalisi e telepatia , relazione pubblicata l’anno seguente da “Imago”, rivista diretta da Freud. Già da allora si nota come Emilio Servadio affronti argomenti parapsicologici su riviste di psicoanalisi e, nel contempo, proponga lavori psicoanalitici a testate di parapsicologia, occupandosi contemporaneamente sia degli aspetti psichici dell’uomo, sia di quelli ultrapsichici o metapsichici. Non a caso, durante tutta la sua esistenza, Emilio Servadio s’impegnerà nello studio dell’uomo, considerato come essere globale, come un tutto unico, dotato di un corpo, di una psiche e di uno Spirito; “l’uomo che, pur fermo sulla terra, alza le braccia verso il cielo, specchio di ciò che di celeste e di eterno è in lui” . Insieme a Giovanni Schepis, Fernando Cazzamalli e Luigi Romolo Sanguineti, nel 1937 è tra i fondatori della “Società di Metapsichica”, divenuta nel dopoguerra “Società Italiana di Parapsicologia”.

Nel 1938 il regime fascista emana le leggi razziali. Nella Società Psicoanalitica Italiana sono presenti diversi ebrei e Emilio Servadio è il primo ad emigrare. Decide di andare in India, sia per ragioni di carattere filosofico e culturale, sia perchè si è già avvicinato alla spiritualità indiana del Vedanta monistico. Fra i settori della cultura indiana che lo interessano primeggia lo yoga, che continuerà ad indagare, riconoscendo parallelismi con la psicoanalisi . Possedendo già un diploma di una università indiana, non ha difficoltà ad ottenere il visto. Pertanto, si reca a Zurigo dal Console britannico, attraversa poi la Francia, passa da Genova a salutare i suoi e parte per la nuova destinazione.
Anche in India, Emilio Servadio svolge un’attività nettamente pionieristica in quanto nel Paese la psicoanalisi è ai primordi. Per il vero, nei primi decenni del secolo, non erano mancati lavori ad orientamento psicoanalitico ad opera di due medici militari dell’esercito inglese, Daly e Berkeley-Hill, mentre a Calcutta il dottor Girindrasekhar Bose, dal 1921 in corrispondenza con Freud , aveva dato vita ad una Società Psicoanalitica Indiana. A Bombay, dove Emilio Servadio intende recarsi, non vi è nessun analista talchè, prima di partire, il presidente dell’Associazione Psicoanalitica Internazionale, Ernest Jones, lo avverte che la sua attività sarà d’avanguardia. Comunque, essendo in contatto epistolare con Bose, è anche informato che, una volta giunto in India, sarà subito nominato analista didatta della Società Psicoanalitica Indiana.
A Bombay, svolgendo il suo lavoro di psicoanalista, entra in contatto con persone di varie razze e di diversi credo religiosi, accumulando così un’esperienza particolare rispetto ad altri colleghi. Ha in analisi induisti, musulmani, sciiti, eccetera, individui che hanno sì processi comuni fra loro, ma con un mondo interiore ed un simbolismo decisamente differenti. Già conosciuto a livello internazionale per i suoi lavori su argomenti psicoanalitici e per gli studi su problemi parapsicologici, Emilio Servadio viene apprezzato dai circoli universitari indiani ed è nominato professore onorario dell’Andhra Research University (Madras College). Venuto aconoscenza della morte di Freud (fuggito da Vienna nel ’38 e rifugiatosi a Londra), il 23 settembre 1939 pubblica sul “Times of India” un lungo articolo commemorativo.

In Italia la situazione si sta intanto facendo critica: Mussolini, fiducioso nella blitzkrieg (guerra lampo) di Hitler, trascina il Paese nel conflitto. L’entrata in guerra dell’Italia al fianco della Germania, comporta per l’India, un protettorato britannico, la prigionia degli italiani in campi di concentramento inglesi. Per ironia della sorte, Emilio Servadio, rifugiatosi in India proprio per sfuggire alle persecuzioni razziali, si ritrova così ad essere un internato.

Nel gennaio 1946 torna in Italia, dove ritrova i genitori ed il fratello Mario, che erano riusciti a nascondersi durante il conflitto. Apprende però, con immenso dolore, la tragica sorte della sorella Letizia e del cognato (che egli aveva inutilmente cercato di convincere a raggiungerlo in India), deportati prima in Italia, a Fossoli, successivamente in Germania ed infine ad Auschwitz.
Riprende quindi i contatti con i colleghi italiani e con loro, nel 1945, fonda la “Rivista di Psicoanalisi”, alla cui direzione viene nominato J. Flescher . L’anno seguente (22-23 ottobre) è tra gli organizzatori, a Roma, del I Congresso italiano di psicoanalisi, incontro che riscuote un notevole successo anche all’estero, mentre nell’aprile 1947 ricostituisce ufficialmente la Società Psicoanalitica Italiana.
Dotato di intelligenza e chiarezza espositiva, Emilio Servadio manifesta un particolare impegno per la divulgazione della psicoanalisi utilizzando diversi mass media: riviste, giornali, radio (successivamente pure la televisione), conferenze, incontri pubblici. Contemporaneamente, si impegna a ricostituire la Società di Metapsichica che aveva contribuito a fondare nel 1937.
In occasione di un soggiorno romano, nel 1946, della signora Eileen J. Garrett, che nel 1952 diventerà presidente della Parapsychogy Foundation, intreccia con lei un’amicizia ed una collaborazione dalla quale scaturiranno sviluppi importanti per il progresso della parapsicologia. Nel 1953, in occasione della nomina del dottor Tenhaeff a professore di parapsicologia all’Università di Utrecht, la Parapsychology Foundation organizza infatti in questa città un convegno a cui partecipano, oltre a Emilio Servadio, diversi psichiatri e psicoanalisti, tra i quali Jule Eisenbud .

Dopo il II Congresso di Psicoanalisi, svoltosi nell’ottobre 1950 presso la Facoltà di lettere dell’ Università di Roma, nel 1953 Emilio Servadio pubblica La psicoanalisi e presenta, alla Conferenza degli psicoanalisti di lingue romanze, l’incisiva relazione: Role des conflits prèoedipiens (Funzione dei conflitti preedipici). Nel 1955 pubblica Il sogno e, nel corso degli anni ’50, interviene frequentemente a Il convegno dei cinque, una trasmissione radiofonica al tempo molto seguita, attraverso la quale divulga e sensibilizza l’opinione pubblica sul tema della psicoanalisi.
Nel frattempo, la Società Psicoanalitica Italiana si va via via strutturando, talchè negli anni 1954-55 essa si compone di due membri onorari, quattordici ordinari, di cui otto didatti (tra i quali Emilio Servadio), e da nove soci aderenti. Alcune divergenze fra gli analisti didatti, circa la questione del training formativo, fanno sì che ne1 1962 si costituiscano due gruppi a Roma ed un terzo a Milano che si occupano autonomamente della preparazione degli allievi della Società Psicoanalitica Italiana.
Il gruppo presieduto da Emilio Servadio (con sede in via di Villa Emiliani 4), l’altro romano gestito da Perrotti (via Salaria 237b) e la sede milanese condotta da Musatti (via Sabbatici 4) vengono riconosciuti dall’Associazione Psicoanalitica Internazionale (I.P.A.) come strutture autonome facenti insieme parte della Società Psicoanalitica Italiana (S.P.I.). Dal 1963 quest’ultima avrà un Presidente (Emilio Servadio sino al 1969) e due Vicepresidenti, così da rappresentare i tre istituti.
Raccogliendo in ordine alfabetico articoli giornalistici della sua vastissima produzione, Emilio Servadio pubblica nel 1961 La psicologia dell’attualità, in cui affronta varie tematiche psicologiche e interpreta, secondo l’ottica freudiana, vari eventi e personaggi della vita, della quotidianità e della cronaca. Il linguaggio è lineare e chiaro, accessibile a tutti, e l’autore dimostra di possedere a semplicità tipica delle grandi menti e la leggerezza di chi è in grado di saper usare toni brillanti ed estrosi trattando argomenti non facili. Tre anni più tardi viene nominato professore ad honorem dalla Royal Society of Medicine.
Dal tempo del suo soggiorno in India, Emilio Servadio, che pratica quotidianamente la meditazione, ritiene, come aveva suggerito Aldous Huxley, che meditare è come tornare a casa, intendendo con ciò che tale pratica favorisce il contatto con la nostra vera realtà. Con Huxley (1894-1963) ha diverse affinità: entrambi hanno un interesse per il progresso scientifico, si sono recati in India, hanno fatto esperimenti con le sostanze psichedeliche. Notevoli sono infatti gli studi e le sperimentazioni che Emilio Servadio compie circa le sostanze stupefacenti, specialmente riguardo agli allucinogeni . Per comprendere meglio gli stati psicotici sperimenta su se stesso, con l’assistenza di un medico, gli effetti dell’LSD e controlla l’esperienza di alcuni suoi allievi. Così racconta la propria esperienza: “Ho sperimentato su di me, sotto controllo, gli effetti dell’LSD e anche della psilocibina, una sostanza attiva dei funghi allucinogeni americani. Ho trascorso ore di memorabile subbuglio psicologico. Oggi, quando un paziente mi parla di depersonalizzazione, di nevrosi di abbandono o fantasie persecutorie, so quel che vuol dire” . Mentre supervisiona l’esperienza di alcuni suoi pazienti alla fine del trattamento analitico, quando hanno ormai assimilato certi dati, riscontra che essi si sono veramente impadroniti della loro verità dopo una modesta somministrazione di LSD. Il caso che desta più scalpore è quello di Federico Fellini, che si rivolge a lui. Emilio Servadio tenta invano di aiutarlo con le sue competenze psicoanalitiche ma riesce a far comprendere al regista i suoi fantasmi interni solo attraverso una blanda dose di LSD , cosicchè Giulietta degli spiriti (1965) rappresenta l’addio di Fellini allo spiritismo, grazie ad una maggiore consapevolezza del proprio mondo interiore.

Nell’ottobre del 1968, nell’Aula Magna dell’Università di Trieste, si tiene un prestigioso Convegno Nazionale sul tema Psicoanalisi e cultura per onorare il dottor Weiss, presieduto da Emilio Servadio. Aperti i lavori, è lui stesso a presentare la relazione Edoardo Weiss e la psicoanalisi italiana.

Le competenze di Emilio Servadio abbracciano vari ambiti. Il suo interesse per la sessuologia, maturato in giovane età, diventa manifesto negli anni Settanta e la sua speculazione lo porta ad affermarsi anche in questo campo. Pubblica infatti nel 1970 L’educazione sessuale , nel 1972 Psiche e sessualità e nel 1979 Sesso e Psiche .
Scrive articoli sull’argomento su vari giornali e riviste, sia nazionali che stranieri (come suo solito, stesi correntemente in inglese. tedesco, francese e spagnolo), che lo rendono popolare a livello internazionale. E’ un anticipatore nel sostenere l’utilità e la necessità dell’educazione sessuale nelle scuole; parla esplicitamente di omosessualità, non riconducendola necessariamente alla psicopatologia; si occupa della sessualità femminile contrapponendosi a quanto teorizzato da Freud.

Negli anni ’70 la Società Psicoanalitica Italiana è ormai composta da tre istituti: l’istituto Romano di Psicoanalisi, I Centro Psicoanalitico di Roma e l’istituto Milanese di Psicoanalisi. Nel 1974 si avverte l’esigenza di modificare il vecchio Statuto e Regolamento per formularne uno nuovo. Il numero degli psicoanalisti italiani è aumentato progressivamente ed Emilio Servadio, mentre continua la sua attività di analista didatta e di supervisore, vede con soddisfazione tanti suoi allievi diventare analisti didatti e raggiungere ruoli di spicco all’interno della SocietàPsicoanalitica Italiana.
In Passi sulla via iniziatica, pubblicato nel 1977, il Maestro manifesta la sua profonda conoscenza nei diversi ambiti esoterici e nella Prefazione al testo anticipa di voler dimostrare, se ciò gli sarà possibile, come, malgrado tutto, si possano operare distinzioni nette fra scienza profana e scienza sacra. Le lunghe esperienze vissute in Oriente e in Occidente lo hanno convinto dell’esistenza di piani dell’essere che nessuno strumento scientifico può far attingere o manifestare, i quali possono – anzi debbono- esser posti sotto l’insegna del sacro o, se si preferisce, del metafisico.
Nel 1982, in occasione del cinquantenario della Società Psicoanalitica Italiana, Emilio Servadio e Musatti sono nominati presidenti onorari della SPI. Nello stesso anno il Capo dello Stato nomina Emilio Servadio Grande Ufficiale dell’Ordine “Al merito della Repubblica Italiana”.
Sollecitato da amici e conoscenti, nel 1984, dopo una pausa di cinquantacinque anni e ad una venerabile età, l’ottantenne Emilio Servadio (che nel frattempo non ha abbandonato i propri interessi per la letteratura e la poesia) pubblica il secondo libro di versi, Poesie d’amore e di pena, che gli frutterà, nello stesso anno, il Premio Donatello e la nomina quale “Accademico di Merito” dall’Accademia il Setaccio . Stimolato da tale successo, pubblica nel 1988 Poesie del sogno e dell’estasi , nel 1989 Poesie del cuore e del cielo , opere riconosciute con diversi premi, tra cui il Diploma d’onore al Premio Montesacro (28 maggio 1989). La sua produzione prosegue nel 1991 con Poesie dell’aria e del fuoco , nel 1993 con Poesie della spada e della rosa e, ormai novantenne con Poesie del vento e della luce .

Costituita nel 1992, con un piccolo gruppo di colleghi, l’Associazione Italiana di Psicoanalisi (A.l.PSl.), riconosciuta dal Consiglio Esecutivo dell’Associazione Psicoanalitica lnternazionale. Emilio Servadio riceve ad Amsterdam (9 agosto 1994), dalla Parapsychological Association, l’organizzazione mondiale più autorevole nel settore, il Career Achievement Award, massimo riconoscimento attribuibile ad uno studioso di parapsicologia, il primo italiano a riceverlo, nonchè il settimo al mondo, insieme a Jule Eisenbud, suo illustre collega.
Nell’estate del 1994, a causa di un’infezione intestinale, Emilio Servadio si ammala e muore a novant’anni, di notte, in una clinica romana, durante i primi minuti del 18 gennaio 1995.

Electra Moresi
una piccolissima curiosità storica…..Morselli, amico dei miei nonni paterni, partecipava alle sedute spiritiche che si svolgevano a casa loro e di cui ho sentito raccontare fin da bambina. Per quanto riguarda, invece i fratelli Servadio, erano amici fraterni di mio papà.
Al mio matrimonio, purtroppo, Emilio non potè intervenire, mentre Mario invece, fù dei nostri.

Fonte – Centro Studi Parapsicologici di Bologna, fondato da Piero e Brunilde Cassoli



 

 

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