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Fondazione Biblioteca Bozzano-De Boni


La Ricerca Psichica
Corso di parapsicologia


Dott.Felice Masi

A.I.S.M.  Associazione  Italiana  Scientifica  di  Metapsichica
Già Società Italiana di Metapsichica (S.I.M.) fondata a Roma il 26 maggio 1937 dai dottori
Emilio Servadio, Ferdinando Cazzamalli, Giovanni Schepis e Luigi Sanguineti. La parapsicologia (raramente detta metapsichica) è la disciplina che si propone di studiare con metodi scientifici tre categorie di fenomeni anomali: poteri psichici, interazione tra mente e materia e sopravvivenza alla morte. La parapsicologia non è lo studio di ogni fenomeno paranormale, nonostante si occupi di dimensioni e di fenomeni inerenti a processi estranei alle comuni e note leggi fisiche e alle esperienze sensoriali, ma comunque attribuibili alla psiche dell'uomo.

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Metapsichica 1996

Summary
The parapsychological event and the human paranormal behaviour.

After a short introduction where the relativity of human knowledge and the necessity for a real knowledge of man to remove the arrogance of a reductive scientism are discussed, the author explains the subjects he is going to talk about: the information, the motivation, the Phenomenal Paranormal System (PPS) and the Paranormal Human Behaviour (PHB).
The Information - Marabini considers information a very important concept for parapsychological studies, since the paranormal event (Psi phenomenon) is the expression of a interactive relationship between the conscience realities of the subject, and the conscience realities external to him.
Therefore, he considers the different elements which form the message: sent message, transmission, received message, and in addition for the parapsychological study he considers the figures of the transmitter and the receiver, the noise and the different levels of neuro-psycho-psychologic threshold.
All these elements can either promote or alter or even prevent the psi interaction.
The Motivation - Motivation is one of the determining elements operating to carry out the psi phenomenon. Psychodynamic situations acting in the unconscious of the subject are often the opportunities which put into action the paranormal phenomenology. This is the reason why the study of the subject’s psychology is useful to understand the psi event.
The Phenomenal Paranormal System (PPS) - After analysing the scientific concept of “system” and the interactive relationship which is carried out between different people, the respective behavioural manifestations and the environmental context, Marabini concentrates his attention on the psi phenomenon.
This event, as it appears to the observer, represent actually the very end of a whole of elements which have been operating in that event.
This is the reason why when you face up to the study of a paranormal event (either it’s a spontaneous one or an experimental one), you can’t leave out of consideration the study of whatever (men and objects) is involved in that Phenomenal System.
The paranormal Human Behaviour (PHB) - The focal point of this concept is based on the given fact that for the presence of a PPS man represent the “subject” by means of which and through which the psi event is organized and appears.
In psychology, when you talk about behaviour, you mean the global activity of an organism, considered in his objective manifestations susceptible of examinations and measures.
Since it’s recognized the possibility of a subject to show modified or altered behaviour conditions, human unconscious demonstrates to be able to activate the “psi function” giving to the subject the opportunity to show and to be aware of paranormal events. From this the definition of PHB comes out.
 
 

Mi sia permesso, prima di svolgere il mio tema, di soffermare l'attenzione su un ricordo della mia vita di parapsicologo.
Quando nell’ormai lontano 1952 il Prof. Ferdinando Cazzamalli mi propose di pubblicare, quale Socio dell'A.I.S.M., il mio primo lavoro sulla rivista "Metapsichica", mi sentii onorato della considerazione dimostratami dal mio Presidente e nel contempo mi sentii sollecitato nell’impegno di partecipare in modo attivo alla qualificazione della disciplina parapsicologica, in quel tempo conosciuta ancora come Metapsichica.
Quel mio lavoro si intitolava "LA TELEPATlA" e, per la sua estensione, fu suddiviso nei fascicoli dell'anno 1953 di "Metapsichica" .
In occasione del cinquantesimo anno di vita della prestigiosa Rivista dell’A.I.S.M., sono lieto di partecipare a questa commemorazione con lo stesso entusiasmo di allora, ringraziando i Colleghi milanesi, i quali, nonostante le croniche difficoltà economiche in cui naviga la nostra Ricerca, hanno offerto alla Parapsicologia Italiana questa loro lodevole fatica.
 

INTRODUZIONE

Nessuna teoria è in accordo con tutti i fatti nel suo campo, ma non sempre la colpa è della teoria. I fatti sono costituiti da ideologie anteriori, e un conflitto tra fatti e teorie può essere una prova di progresso.
Questo è anche un primo passo nel nostro tentativo di trovare i principi impliciti in nozioni di osservazione famigliari.
      Paul K. Feyerabend.

La condizione in cui l’uomo si trova immerso e coinvolto fin dalle origini, ancora oggi rappresenta quel grande mistero che da sempre lo ha impegnato in un sottile e stimolante lavoro di comprensione e conoscenza di sé stesso e del mondo.
Ma questo enorme lavoro, in funzione della difficoltà insita proprio nel rapporto conoscitivo che l'uomo ha edificato nei confronti del mondo, molto spesso ha infranto quell'armonico rapporto tra la Natura e la sua più presti-giosa e misteriosa creatura.
Lavoro che nel suo procedere, troppo spesso ha eclissato dal suo oggetto, il soggetto in funzione del quale lo stesso processo conoscitivo ha avuto vita.

La ragione, la intuizione, la creatività sono sempre stati i momenti importanti su cui l'uomo ha costruito il suo castello di conoscenza, ma molto spesso quelle stesse funzioni della mente hanno sopraffatto la sua umanità e la sua stessa ragione e ciò, stranamente, proprio nel nome della conoscenza.
Conoscenza di che cosa? Del mondo? Conoscenza dell'uomo? Conoscenza della sua mente, della sua identità, del suo destino?
Di tutto ciò, oggi, con l'enorme cumulo di conoscenze che la scienza ci ha offerto, che cosa possiamo dire?
"Quanto più impariamo sul mondo, scriveva il Popper (1972), e quanto più profondo è il nostro apprendimento, tanto più consapevole, specifica e articolata sarà la conoscenza di ciò che non sappiamo, la cono-scenza della nostra ignoranza". E quasi per giustificare questo suo forte pensiero, riportava il seguente passo del matematico F. P. Ramsey.
"Sembra che io differisca da alcuni miei amici nell’attribuire poca importanza alla misura della fisica Non mi sento per nulla umile di fronte alla vastità dei cieli Le stelle saranno anche grandi, ma non possono pen-sare o amare, e queste sono qualità che mi fanno molta più impressione della grandezza lo non mi vanto per il fatto di pesare più di un quintale"
E il Popper concludeva “Ho il sospetto che gli amici di Ramsey sarebbero stati d’accordo con lui sull'insignificanza della pura e semplice dimensione fisica, e suppongo che, se si sentivano umili di fronte alla vastità dei cieli ciò accadeva perché vedevano in essa un simbolo della loro ignoranza". Popper, op. cit.)

È necessario che colui che si avvicina ai problemi della conoscenza sappia deporre l’arroganza di un assolutismo dogmatico, più ancora sappia superare quell’atteggiamento scientista di volere subordinare alle scienze empiriche ogni altro possibile tipo di conoscenza umana.
Basterebbe ricordare che proprio Albert Einstein, parlando dello scienziato, scriveva: “Le condizioni esterne che per lui sono date dai fatti dell'esperienza, non gli permettono di accettare condizioni troppo restrittive nella costruzione del mondo concettuale, in base all'autorità di un sistema epistemologico". Come facilmente si comprende, il discorso potrebbe continuare. Il solo desiderio che mi auguro possa nascere da queste rifles-sioni è quello di suggerire ad ogni indagatore del paranormale, molta prudenza nell'affrontare i fatti, una costante vigilanza logica, una buona conoscenza di ciò che intende studiare e non di meno un'ampia apertura mentale. ricordando che alla base di quel mondo di fatti straordinari che egli vuole indagare vi è l'UOMO nella sua totalità bio-psico-transpersonale.

Io credo che al giorno d'oggi non sia più possibile affrontare in modo razionale e pratico un qualsiasi problema di conoscenza senza possedere le basi teoretiche su cui fondare l'indagine.
Cosi è accaduto in qualsiasi ambito disciplinare e cosi anche per la Ricerca parapsicologica, per cui, per conoscere l'evento paranormale e le problematiche ad esso connesse, dobbiamo rifarci, quali fondamenti, a conoscenze interdisciplinari: a concetti di informatica, di neurofisiologia e di Psicologia intesa come Scienza del comportamento.
Gli argomenti che tratterò in questa occasione sono fondamentali per la organizzazione concettuale di una teoresi Parapsicologica. Essi riguar-dano:
1 - L'informazione (per comprendere perché ogni evento psi corri-sponde ad un rapporto comunicativo
2 - La motivazione (per comprendere l'importanza di una psicodina-mica motivata)
3 - Il sistema fenomenico paranormale (SFP) (per comprendere che ogni fenomeno paranormale è un evento di tipo complesso)
4 - Il comportamento paranormale umano (CPU) (per comprendere il significato racchiuso nel modo di esprimersi del soggetto).
 

L’INFORMAZIONE

Un concetto molto importante per gli studi parapsicologici è quello riguar-dante l'informazione. Estraggo l'esposizione di un simile argomento da ciò che ha costituito la Prima Parte del mio volume "Fenomeni parapsicologici" (E. Marabini, 1994).
lI termine "informazione” fu suggerito da Hartley (1928) e in seguito la struttura logica di tale fenomeno fu sviluppata da Claude Shannon nella sua teoria matematica dell’informazione.
Per capire l’utilità empirica legata al concetto di "informazione” bisogna centrare l’attenzione sul concetto che ogni evento parapsicologico implica un rapporto comunicativo.
Una riflessione che normalmente non viene fatta. è quella secondo cui il fenomeno psi deve essere inteso come un vero e proprio evento di tipo comunicativo volto a dare e a riceverne informazioni. Informazioni che nell’ambito umano acquistano un significato relazionale.
Cominciamo col prendere in considerazione i tre elementi fondamentali che costituiscono Io schema generale dell’informazione.
? messaggio emesso
? trasmissione
? messaggio ricevuto
Naturalmente, quando si parla di messaggio emesso è necessario consi-derare una sorgente di informazione.
Così pure, quando si parla di trasmissione bisogna considerare la presenza di un trasmettitore (cioè l'esistenza di un canale tramite il quale l’informazione veicola) e infine quando si parla di messaggio ricevuto è necessaria la presenza di un ricevitore dell'informazione. che sappia decodificare il messaggio.
Oltre alla struttura sistemica di base, bisogna considerare la presenza di un altro elemento che può giuocare un ruolo determinante sulla chiarezza o meno dell’informazione stessa; si tratta del cosiddetto "rumore". In funzione sua, infatti, molte informazioni sono annullate o risultano incom-prensibili. Per cui, si può dire, che la chiarezza o l'incertezza di un messag-gio può dipendere anche dal livello di interferenza dell’elemento rumore.
Infine, per il nostro problema parapsicologico è necessario considerare anche un altro elemento che può diventare determinante ai fini della trasmissione e ricezione del messaggio. Alludo al concetto di "soglia".
Lo schema riportato nella figura 1 è quello proposto dal Shannon.
 

         fig. 1
Prendiamo in analisi le differenti parti di questo sistema rapportando gli elementi surricordati al problema parapsicologico.

1.1 - Messaggio emesso.
Il messaggio emesso ovviamente presuppone, il messaggio e la sorgente dell'informazione.
Il messaggio emesso può essere costituito da parole, segnali, simboli, configurazioni messe in codice (come, ad esempio, nel linguaggio degli elaboratori elettronici) e presuppone un accordo tra trasmittente e ricevente.
Trasportando questa concettualità in campo parapsicologico, la sorgente del messaggio è riconducibile al sistema psichico del vivente, nel nostro caso l'uomo.
Circa la scelta dei segnali, basandoci sulle modalità manifestate dalla fenomenologia parapsicologica spontanea, si può dire che tale scelta, pur essendo soggettiva ed automatica, non implica particolari difficoltà per una eventuale decodificazione della comunicazione. E ciò trova il suo supporto concettuale nelle affinità emotive-affettive e culturali che sono proprie del modo di operare dello psichismo umano. Perciò, la scelta non presup-pone necessariamente accordi tra colui che invia il messaggio e colui che lo riceve.
Resta comunque vero che, invece, facendo riferimento alla fenome-nologia sperimentale, per il tipo di “consegna” (cioè il compito) su cui si fonda la partecipazione volontaria dei soggetti al tipo di prova a cui deve essere sottoposto (sia per test qualitativi, quantitativi o quali-quantitativi), è previsto tra il soggetto e lo sperimentatore un preventivo accordo sul da farsi.

1.2 - Trasmissione.
La trasmissione di un messaggio suppone la presenza di un “trasmettitore” e di un "canale", tramite i quali l'informazione viene inviata.
In campo parapsicologico umano. il “trasmettitore” è ovviamente il "sistema uomo", rappresentato da tutti i suoi sottosistemi neuro-organici e psichici. Sistemi che presentano non solo specifiche e particolari strutture materico-energetiche, ma anche particolari e mutevoli condizioni funzionali.
Questo concetto è molto importante, specie se si considera l’impossibilità di realizzare una similitudine con le strutture fisiche e mecca-niche dell'informatica.
La complessità e varietà degli stati delle strutture sottosistemiche umane, le differenti condizioni fisiopatologiche in cui si può trovare coinvolto l’organismo, e le possibili variazioni degli stati coscienziali vissuti dal soggetto in quel particolare momento, sono elementi molto importanti nei confronti della trasmissione del messaggio.
Nell'ambito informatico si è soliti dire che l'informazione è una condi-zione contraria all'incertezza, per cui la sua trasmissione deve essere possibilmente perfetta e non disturbata da interferenze ("rumori") dei vari sottosistemi coinvolti nella dinamica del fenomeno, o dalla stessa azione entropica; interferenze che possono alterare l'invio e il trasporto del messaggio.
Ecco allora comparire il concetto di "rumore" e tutta l'importanza che tale elemento assume a livello di eventi psi.
Ogni informazione ambigua può creare stati di confusione o di rifiuto del messaggio da parte del ricevente (e ciò perché una simile informazione può non essere riconosciuta dal suo sistema cognitivo e perciò non è rece-pita a livello coscienziale).

1.3 - Vettore
In questo contesto è necessario considerare l'importanza di quel concetto che von Neumann, nell'ambito del sistemi di comunicazione, definì col termine "vettore".
Il vettore è quella unità o quella modificazione dello stato materico-energetico che trasporta i simboli dell'informazione.

Ad esempio, il DNA ha come vettore i cromosomi; in un impianto telefonico il vettore è rappresentato dai cavi; il fumo può essere vettore di informazioni tra tribù indiane. E così altrettanto dicasi della carta stampata, dei libri, degli scritti, ecc. È intuitivo che se si realizza un difetto o una alte-razione nel vettore, l'informazione perde di chiarezza sino a diventare incomprensibile.
In campo parapsicologico, questo aspetto del problema presenta una connotazione tutta particolare e, per la verità, solo in parte è paragonabile al modello informatico.
Infatti è sufficiente considerare che nel campo delle comunicazioni, il canale, tramite cui il messaggio viene trasportato, appartiene alla categoria dei sistemi concreti, mentre nell'ambito del paranormale, il canale tramite cui viene trasmessa (o ricevuta) l'informazione psi, appartiene alla catego-ria dei sistemi viventi. Coinvolge, perciò, simultaneamente i caratteri e le funzioni dei sistemi concreti, dei sistemi concettuali e dei sistemi astratti. Esso è dunque dipendente dalla struttura neuro-organica del soggetto e dalle proprietà della funzione psi che di per sé è di schietta marca psicolo-gica.
Dunque, tale constatazione ci dice che se per un verso l’attivazione del “vettore psi” (aspetto direzionale della funzione psi) risente dell’influenza e della interferenza delle strutture sistemiche concrete (materico-energetiche) del soggetto, per un altro verso, essendo la funzione psi una proprietà del mentale, come ogni funzione di un sistema astratto opera in una dimensione extratemporale, extraspaziale e translo-gica. In altri termini presenta i requisiti specifici del sistema coscienziale.

Questo modello a livello operativo ci permette di ipotizzare in primo luogo che l’attivazione della “funzione psi” nel suo aspetto “vettoriale” orienta, sposta, trasporta nel cervello, da neurone a neurone il messaggio e, oltrepassando la soglia dello psicosoma del soggetto, conduce l'informa-zione alla sfera coscienziale di un altro individuo col quale entra in riso-nanza.
In altre occasioni, invece - quelle riferibili ai fenomeni di chiaroveg-genza - la funzione psi del soggetto si dirige, quale vettore, sui sistemi inanimati del circondario, per cogliere dall'ambiente esterno le informazioni ricercate secondo le richieste suggerite dalla “consegna” (più o meno consapevolizzata) In tal modo la funzione vettoriale psi (come fosse un raggio radar) riflette e ritrasporta l'informazione colta dal mondo esterno alla sfera coscienziale del soggetto, il quale, così, acquisisce conoscenze igno-rate.

In tutte queste possibili situazioni, la funzione psi (anche nel suo aspetto vettoriale) NON può presentare alterazioni in quanto “funzione”. Le alterazioni di una “interazione psi” sono dipendenti dai processi che si attuano nelle strutture dello psicosoma del sistema-uomo. Strutture che corrispondono alle basi neuropsicofisiologiche tramite le quali gli effetti della funzione psi si manifestano nel hic et nunc mediante un particolare comportamento del soggetto.
Infatti. se per analogia ci riferiamo all'attivazione di un processo intui-tivo possiamo dire che l'intuizione, in sé stessa, come ogni altra funzione del mentale, non può essere alterata. Ciò che può alterare un processo intuitivo nella sua emergenza nel campo della coscienza è da ricondursi ad eventuali interferenze negative (cioè al rumore) delle possibili strutture neuro-organiche, o dei possibili dinamismi psichici (generalmente inconsci) che si sono attivati in quel particolare momento nel soggetto.

1.4 - Soglia.
A questo punto è necessario focalizzare un altro aspetto del problema strettamente connesso all'argomento trattato Mi riferisco al concetto di "soglia".
È noto che l'organismo non può, o non è capace di rispondere a tutti gli stimoli con i quali si rapporta Alcune volte perché‚ sono implicati tipi di energie che sono escluse dalla sensorialità (ad esempio i raggi X, i raggi ultravioletti, gli ultrasuoni, l raggi cosmici, ecc., anche se l'azione più o meno prolungata di alcune dl quelle energie può arrecare danni alla strut-tura organica), oppure perché quegli stimoli hanno una intensità troppo debole per stimolare la sensorialità cioè rimangono sotto il livello di soglia.
Ciò significa che la mancata risposta dell’organismo presuppone l’esistenza di un limite alla sensibilità. Inoltre, dobbiamo ricordare che a livello funzionale lo psicosoma presenta delle fluttuazioni di soglia della sensorialità e ciò in rapporto allo stato psicosomatico e fisiopatologico del soggetto, per un certo periodo, oppure in quel dato momento.
Dunque, gli individui, pur presentando dei livelli fisiologici minimi e massimi di soglia con caratteristiche simili a livello di specie, a livello perso-nale, possono presentare, se rapportati e comparati alla media degli altri individui, delle variazioni del livello di soglia di questa o di quella perce-zione, e ciò su base costituzionale o per apprendimento.
Ovviamente simili variazioni permettono a queste persone di perce-pire, di vivere, di coscientizzare situazioni della realtà, in modo differente da altre.
In base a ciò si può dire che essendo l'informazione psi un evento che si realizza in funzione di un sistema biologico (l’organismo umano), bisogna considerare:
1) le caratteristiche psicosomatiche dei soggetti coinvolti nell’interazione psi;
2) lo stato di omeostasi organica (cioè lo stato fisiologico o patolo-gico) del momento;
3) Io stato psicologico, dominante, riguardante il loro livello di vigi-lanza (cioè il livello di coscienza/consapevolezza, oppure la presenza di uno stato modificato o alterato di coscienza) ;
4) le motivazioni (più o meno consapevoli) e gli eventuali legami biopsico-affettivi che un soggetto ha nei confronti di colui a cui l'informazione psi è diretta.

Tutte queste condizioni che, di per sé, sono parti integranti del Sistema Fenomenico Paranormale (SFP) su cui tra poco ci soffermeremo, possono modificare il livello di "soglia" psicosomatica utile e necessario per l'attivazione della facoltà psi e per l’emergenza del fenomeno paranormale.
Concludendo, in base a quanto detto, risulta che le cause che concorrono ad ostacolare l'eventuale attivazione, l'operatività e l'emer-genza della funzione psi a livello comportamentale, sono da ricercarsi nei vari tipi di rumore dipendenti dalle condizioni strutturali e funzionali del S.N.C. ed egualmente dai processi e dinamismi dipendenti dalla attivazione delle funzioni della sfera psichica.
Per la presenza di questa variabile, infatti, il problema della comuni-cazione psi, si complessifica enormemente. Poiché nell'evento psi l’uomo è coinvolto in modo totale, il fenomeno del rumore - cioè l'interferenza disturbante la dinamica dei processi psicosomatici coinvolti ed attivati nel momento paranormale - può assumere una importanza determinante nella realizzazione del fenomeno stesso.

1.5 - Messaggio ricevuto e decodificato.
Il messaggio ricevuto deve in primo luogo essere “registrato” (cioè memorizzato) e poi “decodificato” per essere compreso da chi lo riceve.
A prima vista la meccanica di tale fenomeno pare sufficientemente semplice, ma in effetti non lo è. Quando nell’ambito informatico, si cerca di realizzare una traduzione meccanica di un certo tipo di informazione, come, ad esempio, la traduzione di un testo da una lingua ad un'altra, vediamo emergere il grosso problema del "significato" In altri termini, l'idea secondo cui potrebbe essere sufficiente possedere un buon vocabolario per realiz-zare la traduzione di un testo da una lingua ad un'altra, si dimostra sbagliata.
Victor H. Yngve, uno degli studiosi del problema, a questo proposito, scrive: "Nella traduzione meccanica il lavoro si è scontrato con una barriera semantica. Ci siamo trovati a faccia a faccia con l’evidenza Che avremo una traduzione meccanica soddisfacente solo) quando la macchina sarà in grado di "capire" che cosa sta traducendo".
Come si vede, dunque, in campo umano l’informazione implica il "significato" In termini generali si può dire che il significato è un elemento psico-cognitivo racchiuso in un qualsiasi mezzo di espressione e comporta ampi gradi di differenze in conformità al vissuto individuale e collettivo.
Nel nostro caso il significato scaturisce dal ricevimento e dalla deco-dificazione di una informazione (sia essa di origine interna che esterna) e il tutto si realizza in funzione :

a) del sistema che elabora l'informazione;
b) del particolare momento operativo del sistema.

L'informazione, infatti, attiva nel ricevente processi psico-cognitivi di tipo emozionale, culturale, mnemonico esperienziale, ecc. che sappiamo essere estremamente variabili. Processi che imprimono al messaggio un certo significato piuttosto che un altro.
Poiché il significato dell'informazione corrisponde ad un elemento fondamentalmente soggettivo (è, cioè, una risposta personale), è ovvio che non è suscettibile di misura Ecco perché la teoria matematica della comu-nicazione non può essere applicata allo studio dei significati; concetto, questo, predetto da Shannon stesso.
È ovvio che ogni messaggio, prima di essere decodificato deve venire registrato (memorizzato) nel S.N.C. del soggetto.
Sappiamo che per gli stretti rapporti esistenti tra psiche e soma ogni variazione dell’attività di un sottosistema induce le altre strutture sottosi-stemiche di quell'organismo a interagire coerentemente.
Per cui, ogni interazione psi, per i suoi stretti rapporti con lo psico-soma, realizza particolari processi nella struttura neuro-psichica del soggetto. Processi endogeni che fanno assumere al soggetto uno specifico comportamento (comportamento psi) tramite il quale emerge il fenomeno paranormale.
In campo paranormale, però, dobbiamo considerare la possibilità che tale messaggio possa non essere decodificato se la struttura cognitiva del soggetto non riesce a comprenderlo.
Ci troviamo qui di fronte ad una situazione disturbata; di fronte cioè a
un "rumore" che coinvolge i processi psicosomatici attivati sul "momento paranormale" In questo caso ai processi corrispondenti alle condizioni strutturali, agli stati funzionali del S.N.C. ed egualmente ai processi e dina-mismi dipendenti dalle funzioni della sfera psichica.
In tal caso si può tradurre a livello comportamentale come "presentimento" o seguendo una via cenestesica può realizzare uno stato o di benessere, o di malessere, o di inspiegabile preoccupazione, oppure può manifestarsi seguendo vie di tipo somatico (cioè, vie motorie, senso-riali, ghiandolari, viscerali, ecc.) allo stesso modo di come avviene per pro-cessi fisiopatologici descritti nella letteratura della medicina psicosomatica.
Se invece il messaggio viene decodificato, può rimanere latente per un tempo più o meno lungo nel sistema mnemonico del soggetto, senza che di ciò il soggetto sia consapevole.
Oppure, se le condizioni del soggetto sono favorevoli ed opportune, l'informazione può coscientizzarsi come evento cognitivo nel campo della coscienza del percipiente, o può manifestarsi tramite modalità comporta-mentali psicosomatiche come abbiamo dianzi detto.
Per tutte queste considerazioni si può ora più agevolmente capire che è semplicistico ritenere di potere ottenere in campo parapsicologico sperimentale non solo la ripetibilità del fenomeno, ma la costante riuscita positiva di test parapsicologici E ciò è tanto più vero se si considera, inoltre, che nel processi realizzantesi in un sistema fenomenico paranormale (SFP), la psiche del soggetto interviene in modo determinante con i propri e multiformi dinamismi cognitivi.
Infatti - come scrive il neuropsichiatra B. G. Bara - "l’uomo, come sistema complesso - interagisce ... in continuazione con l'ambiente in una danza dove ogni ballerino risponde ai movimenti dell’altro ; da un tale reci-proco influenzarsi è esclusa la stabilità a favore di un costante cambia-mento Non è l'ambiente esterno la fonte diretta degli stimoli ; la sorgente di modifiche è invece la costruzione interna che il sistema ,si fa del mondo" (B. G. Bara, 1990).
Come corollario a tutte queste complesse argomentazioni, credo si possa agevolmente comprendere perché tra i caratteri delle manifestazioni paranormali si elencano la rarità, la estemporaneità e l'imprevedibilità.

1.6 - Comunicazione.
Abbiamo notato che le molteplici attività delle unità costituenti il sistema fenomenico paranormale si realizzano nel soggetto e fuori dal soggetto, coinvolgendo nell'assetto fenomenico altri soggetti, o cose, o l'ambiente vicino o lontano.
A questo punto l’analisi da compiere dovrebbe prendere in conside-razione le varie unità rintracciabili e operanti in tutta questa configurazione fenomenica. Dico, dovrebbe, perché non è possibile allo stato attuale delle nostre conoscenze affrontare questo argomento nella sua totalità. E ciò non solo perché un simile problema comporta un approccio interdiscipli-nare con conoscenze altamente specialistiche, ma perché la maggior parte delle ipotesi esplicative della fenomenologia paranormale sono ancora in attesa di controllo.
Tuttavia, poiché sappiamo che l’uomo è il fulcro del sistema fenome-nico paranormale, cominciamo ad approfondire la conoscenza del suo comportamento interiore.
Oggi sappiamo che l'uomo è un "sistema aperto", il che significa che è in costante rapporto e interazione con gli altri esseri e con il mondo.
Inoltre è assodato che il comportamento umano ad ogni suo livello di manifestazione - perciò anche a livello paranormale - presuppone, in primis, l’attività del S N C.
Le scoperte delle neuroscienze di questi ultimi vent'anni, sono tali che hanno aperto un nuovo mondo di conoscenza non tanto sull'anatomia del Sistema Nervoso quanto sui meccanismi biochimici a livello molecolare, sulla funzionalità del cervello e sulle sue stesse potenzialità energetiche.
Infine, si sono riconfermati a livello sperimentale le interazioni che si realizzano tra il substrato biologico e i processi psichici, al punto che il "mentale" si è dimostrato capace di interferire in modo attivo e direttivo sui processi biochimico-fisici che si realizzano già al livello della cellula nervosa.
Dove esiste la vita. esiste una costante interazione col tutto da cui il sistema trae energia e verso il quale emana (o cede) energia.
Dove esiste la vita, perciò, c’è una costante informazione, comunica-zione, partecipazione col tutto. E ciò è già manifestato nel modo di vivere, nel modo di comportarsi. nel modo di essere del più elementare sistema vivente: la cellula.
Se soffermiamo l’attenzione sul cervello, oggi conosciamo che que-sto organo comprende miliardi di neuroni in continua e incessante attività. E sappiamo che tramite i neurotrasmettitori e neuromodulatori (cioè, tramite sostanze biochimiche, aminoacidi liberi, peptidi, amine, ecc.) miliardi di cellule comunicano tra loro e i loro messaggi, mediante particolari strutture nervose (alludo alla rete nervosa) vengono distribuiti a tutto l'organismo.
Ma le neuroscienze ci dicono ben di più. Ci dicono che la psiche, se per un verso e soggetta alla influenza dell'attività biochimico-fisica del S.N.C., a sua volta, quale energia mentale, interferisce, modula e dirige l'attività biochimico-fisica di questo organo, al punto di fare sentire la sua azione a tutto l'organismo.
Azione non passeggera, ma a volte permanente perché influente sulla struttura stessa del S.N.C.
Le attuali conoscenze di neuropsicofisiologia, a proposito delle solle-citazioni psicofunzionali, confermano che l'attivazione di un "atto volitivo" non si manifesta soltanto come espressione comportamentale, ma si river-bera sulle stesse strutture neuronali al punto di stimolare una morfogenesi plastica.
Ed è così che l'organismo, tramite il suo comportamento, esprime il suo "esserci" e in quanto manifestazione (sistema) nel suo "partecipare" alla vita del mondo, costantemente plasma la sua stessa struttura.
In funzione di queste conoscenze, se consideriamo comportamento paranormale umano, tutto concorre a confermare che esso può essere inteso come uno stato interattivo tra il soggetto e il mondo; dunque, quel comportamento, è esso stesso una modalità espressiva di comunica-zione.

Comunicare, è un modo di essere del Bios, anche se la comunica-zione presenta differenti livelli, modi e possibilità informazionali. Infatti, quando si parla di linguaggio nell’ambito zoologico, si tende a differenziare la comunicazione nei due aspetti di linguaggio verbale e non verbale. Modalità, queste, che presentano sostanziali differenze di contenuti.
Facendo specifico riferimento al campo umano, la ricchezza di tale facoltà raggiunge il massimo espressivo, sì che all'uomo è data la possibi-lità di partecipare all'altro uomo non solo le proprie emozioni, ma anche le proprie intenzioni, le proprie idee, il proprio pensiero.
Tale fatto suggerisce di dovere allora distinguere differenti aspetti o livelli di capacità o possibilità comunicative. Per cui è lecito suddividere il linguaggio in differenti livelli categoriali; differenziazione gerarchica la cui elementarità o complessità è strettamente coerente alle caratteristiche di complessificazione strutturale degli individui delle differenti specie animali.
Per una giusta comprensione di questo argomento può essere utile riconsiderare le tre funzioni del linguaggio proposte da Karl Buhler col successivo completamento della quarta funzione linguistica, proposta da Karl Popper (1981).
Il Buhler distingue tre funzioni del linguaggio: 1) funzione espressiva; 2) funzione segnaletica o di appello; 3) funzione descrittiva. È a questo punto che il Popper aggiunge la funzione 4) argomentativa. In base a tale concettualità considera le prime due funzioni (funzioni inferiori) proprie degli animali, mentre le funzioni 3 e 4 sono specifiche dell'uomo
(funzioni superiori).
 

TAVOLA 1
 

  FUNZIONI          VALORI
 

(4) Funzione critica   validità/non validità
(3) Funzione descrittiva  falsità/verità
(2) Funzione di segnalazione  efficacia/inefficacia
(1) Funzione espressiva  rivelatrice/non rivelatrice
 
 
 

I quattro livelli del linguaggio umano, con i valori associati secondo la formulazione del Popper. I livelli 3 e 4 sono esclusivamente umani.
(da J.C. Eccles, 1990).

Di recente, J. C. Eccles (1990), parlando della evoluzione del cervello, nel capitolo riguardante la comunicazione linguistica nell’evoluzione degli ominidi, riprende il pensiero del Popper per chiarire il suo pensiero:
" Secondo la classificazione di Buhler-Popper ........, esistono due categorie inferiori di linguaggio (1 e 2). Queste sono comuni al linguaggio umano e animale " (vedi Tavola 1). Circa le due categorie inferiori di linguaggio, scrive:

"1 - La funzione espressiva o sintomatica: l'animale esprime i suoi stati d'animo, le sue emozioni o i suoi sentimenti come gli esseri umani attraverso richiami, grida, manifestazioni di allegria.
2 - La funzione di rilascio o di segnalazione del linguaggio: il "mittente" mediante una qualche comunicazione del suo stato d'animo tenta di evocare una qualche reazione nel "ricevente". Per esempio, il grido di allarme di un uccello segnala un pericolo allo stormo. Studi di etologia hanno rilevato una grande varietà di questi segnali, soprattutto negli animali che hanno una vita sociale. come appunto i primati. Inoltre, c'è un'immensa varietà e finezza di segnalazione, come per esempio tra l'uomo e il suo cane da pastore o tra l'uomo e il suo cavallo.

"Categorie superiori:
3 - La funzione descrittiva : questa costituisce la maggior parte della comunicazione umana Noi descriviamo ad altri le nostre esperienze; per esempio, l'effetto del tempo atmosferico sul giardino o la qualità e i prezzi degli articoli nei negozi, o il nostro viaggio recente, il comportamento di amici e vicini o le recenti scoperte della scienza, la lista è infinita. È impor-tante riconoscere che le due categorie inferiori del linguaggio sono asso-ciate a modi di esprimersi che sono allo stesso tempo espressioni e segnali. La caratteristica peculiare della funzione descrittiva del linguaggio è che differenti affermazioni possono essere vere o false. È implicita la possibilità di mentire.
4 - La funzione critica..... È il linguaggio al suo livello più alto. Con il suo carattere sofisticato è certamente la funzione filogeneticamente più recente e, di riflesso, compare per ultima durante l'ontogenesi. L'arte dell'argomentazione critica è intimamente legata all’abilità umana di pensare in modo razionale ..... ".
".....È importante affermare che ciascun livello di linguaggio è permeato dai livelli più bassi. Per esempio, in una discussione c'è l'espres-sione di sentimenti che vengono segnalati nel tentativo di convertire l'inter-locutore ed inoltre la descrizione per sostenere le proprie argomentazioni facendo riferimento a fatti concreti. Ci sono anche degli accompagnamenti gestuali all’espressione linguistica ma questi diventano progressivamente meno importanti durante l’ascesa attraverso i livelli 1, 2, 3, 4".
(J. C. Eccles, 1990).
Io credo che al parapsicologo non sfugga l'importanza dei concetti suesposti, per la loro capacità di suggerirne la comprensione di certe modalità comunicative emergenti dal comportamento paranormale umano.
L'analisi delle espressioni comunicative paranormali pone il ricerca-tore nella condizione di poter realizzare una differenziazione tra i diversi modi con i quali un soggetto manifesta il fenomeno psi. Differenziazione formale e semantica che indirettamente può qualificare l'attivazione e/o la preminenza operativa dei differenti livelli neuro-psico-parapsicologici che si realizzano in quel soggetto in quel particolare momento osservativo.
In funzione di ciò nasce la differenziazione tipologica delle manifesta-zioni paranormali, siano esse ottenute da medium o da paragnosti.
Il Popper (1981) ci dice che "le funzioni (1) e (2) sono quasi sempre presenti nel linguaggio umano, ma normalmente sono irrilevanti almeno nei confronti delle funzioni descrittiva e argomentativa" (pag. 78). Ebbene, questa considerazione è manifestata anche nelle caratteristiche della fenomenologia paranormale. Basti pensare ai modi arcaici di comunica-zione che possono essere rintracciati nei fenomeni parafisici, come specie accade nella fenomenologia spontanea individuabile come poltergeist.
Ed altrettanto dicasi in quelle forme di interazione psi con caratteri comunicativi sotto forma di funzione espressiva e di segnalazione (cioè di livello 1 e 2) che si possono rintracciare in certe manifestazioni paranormali di tipo telepatico o chiaroveggente; e ciò non solo a livello umano, ma anche come interazione psi uomo-animale.
Cosi pure si debbono ricordare quelle manifestazioni psi che si evidenziano tramite segnalazioni somatiche (dermografismo rosso, pare-stesie, allucinazioni sensoriali, ecc.), oppure come manifestazioni ceneste-siche.
Viceversa, se l'attivazione della funzione psi si realizza tramite il coinvolgimento delle funzioni più elevate della sfera del mentale, ecco che la comunicazione paranormale acquista i caratteri descrittivi e critici dei livelli linguistici (livelli 3 e 4 del Popper).
Per tale fatto i contenuti del messaggio, generalmente di tipo psi-cognitivo, si arricchiscono di significati speculativi ed etici, come spesso si manifesta tramite comportamenti di "alta medianità", o stati di estasi Contenuti che, da un punto di vista dei significati sono riconducibili a quel tipo di esperienze che il Popper riunisce - come conoscenza oggettiva - nel Mondo 3. (K. Popper - 1977).

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LA MOTIVAZIONE

Quando in psicologia si parla di "disposizione motivazionale" si intende una disposizione ereditaria o appresa - a manifestare particolari attività motivate.
"Ogni organismo è dotato di un largo corredo di queste disposizioni, che consente. in adeguate situazioni, di tradurre in atto bisogni e desideri". (A. Dalla Volta, 1974).
Perciò, quando un motivo si traduce in atto, si dice che esso è atti-vato.
L’uomo si qualifica nei confronti di tutti gli animali per la larghissima estensione e varietà delle disposizioni motivazionali.
Inoltre, è bene stabilire che le disposizioni motivazionali permanenti "nella loro straordinaria varietà individuale, costituiscono una caratteristica di base della personalità".
Quando si parla di "motivazione inconscia" ci si riferisce all’ipotesi psicoanalitica dell'esistenza di intenzioni non presenti alla coscienza che giustificano alcune forme di comportamento a sfondo patologico (vedi ad esempio i sintomi o le manifestazioni psicosomatiche, i lapsus, ecc.) oppure ci si riferisce a comportamenti psichici del sonno (come i sogni), o in campo parapsicologico, a espressioni manifeste dell’informazione psi.

Nell'ambito clinico lo studio della motivazione è fondamentale perché conduce all'esplorazione della personalità. Per cui è necessario, pur consi-derando con molta attenzione la situazione presente, compiere una approfondita anamnesi del passato della persona.
Inoltre, come ricorda il Dalla Volta, "lo studio della motivazione dell'uomo non riguarda soltanto il mondo della realtà, ma può estendersi anche ad incentivi o mete immaginari e le frustrazioni esprimono molto spesso la sproporzione fra possibilità reali e desideri".
Se poi, per parte nostra consideriamo, come ci suggerisce l’orientamento psicoanalitico (e senza peraltro volerlo assolutizzare), che ogni comportamento normale o patologico presuppone l’esistenza di "significati", ecco che la presenza di particolari motivi inconsci (o anche consci), specie se urgono ed esigono una loro soddisfazione, contribui-scono a dare una direzione significativa al comportamento del soggetto.
Se ciò è vero nell'ambito della psicologia clinica, a maggior ragione simili dinamiche energetiche si realizzano nell'emergenza della psi.
Sempre il Dalla Volta puntualizza che "la motivazione presuppone un fattore determinante interno che regola il comportamento in rapporto a determinate categorie di stimoli dell'ambiente o anche per alcune attività in rapporto a situazioni interiori, come avviene nei processi di pensiero".
Situazioni psicodinamiche che noi ritroviamo operanti anche in campo parapsicologico.

Inoltre, bisogna ricordare che quando le motivazioni sono di un certo grado di intensità, sono sempre accompagnate da modificazioni fisiologi-che somatiche E ciò noi lo constatiamo sistematicamente in campo para-psicologico, specie quando siamo di fronte ad una fenomenologica di tipo spontaneo che per certi aspetti si presenta con manifestazioni analoghe ad una sintomatologia neurodistonica e, a volte, a veri comportamenti ansio-geni.
Ne ho parlato nel capitolo dell'Emergenza dell'informazione psi", nel mio libro "Fenomeni parapsicologici" (E. Marabini, 1994).
Concludendo queste riflessioni, ritengo di poter dire che da un punto di vista psicologico, clinico e parapsicologico comportamentale, la motiva-zione presenta due aspetti inscindibili : un aspetto energetico (energie psichiche) e un aspetto direzionale (tramite l'attivazione delle funzioni : bisogni, impulsi, desideri, immaginazione, emozione, ecc.) Aspetto direzio-nale che implica significati e mete, cosi come noi costantemente consta-tiamo nell'interazione psi.
Tutto ciò ci permette di stabilire che nell'uomo anche i comportamenti automatici o semiautomatici che si realizzano specialmente durante stati modificati o alterati di coscienza (in cui possono essere comprese le attività di immaginazione, di sogno, o le attività parapsicologiche), sono manifesta-zioni che coinvolgono una dinamica motivazionale.

3

IL SISTEMA FENOMENICO PARANORMALE (SFP).

Il concetto di SFP si fonda sulla Teoria dei sistemi animati di G. Miller (1971), secondo cui un "sistema" è un complesso di materia-energia che assume una particolare connotazione in funzione di un certo tipo di orga-nizzazione non casuale e corrisponde ad un insieme di unità interagenti che sono in relazione tra loro.
Indirettamente, perciò, in funzione del fatto che il "soggetto" coinvolto in un evento parapsicologico è da considerarsi parte del sistema, ne deriva che nella concettualità di un SFP è connesso lo stesso problema del comportamento, come tra poco vedremo.

In passato le ricerche psicologiche e sociologiche affrontavano lo studio dell'uomo centrando l’attenzione sulle sue manifestazioni caratteriali, sulla personalità e su altre manifestazioni del suo mondo interiore.
Dagli anni ‘70, invece, l'attenzione si è orientata sul perché un soggetto assume questo o quel comportamento nel qui ed ora.
Come ci ricorda la M. Contini, Watzlawick, Beavin e Jackson, del "Medical Reseach Institute" di Palo Alto (California), studiosi della pragma-tica della comunicazione,  pongono l'accento sul concetto di contesto, inteso come l'insieme di regole implicite che permettono di comprendere la singola situazione interazionale. "Quando si analizza la comunicazione - osservano - si trascura con facilità l'estrema importanza che ha per la comunicazione il contesto in cui essa ha luogo...." (M. Contini, 1980)
Nel 1971, anno in cui cominciai lo studio della Biopsicosintesi, mi parve necessario di dovere prendere in considerazione il comportamento dell'uomo quale momento fenomenico della sua "presenza".
Assagioli infatti sottolinea il concetto che l’uomo non è isolato, chiuso in sé, come fosse una "monade" di liebziana memoria. L'uomo è un sistema aperto e nella sua stessa struttura costitutiva biologica e psico-transpersonale è in un costante stato relazionale col suo circondario e con gli altri esseri.
Per questo il suo comportamento assume un senso, un significato se lo si considera nella situazione in cui l'uomo stesso si trova inserito.
In altri termini, come scrivono gli studiosi di Palo Alto, "frasi, constata-zioni o comportamenti assumono significato in rapporto alla situazione, cioè a quelle particolari circostanze che, in un certo momento, circondano una persona (o più persone) e ne influenzano il comportamento'"
(P. Watzlawick, J. H. Beavin, D. D. Jacksin, 1971).
Inoltre, occorre fare una ulteriore considerazione che nasce da un dato osservativo. Come scrive sempre la Contini, ".....di frequente coloro che partecipano allo stesso contesto, ne danno interpretazioni diverse : infatti le circostanze costitutive di un contesto non sono sempre evidenti, semplici e condivise e ciascuno può, di conseguenza, viverle e connotarle secondo premesse e aspettative proprie" (M. Contini, op. cit. pag. 24).
Ora, questa precisazione assume una importanza fondamentale nell’ambito della ricerca parapsicologica, dato che quando si parla di aspettative, di vissuti più o meno consapevoli, di motivazioni, ci si riferisce all'interiorità del soggetto ed anche alla dinamica delle funzioni psichiche.
Perciò, se per un verso non si può escludere in una prospettiva di analisi il ricorso al passato del soggetto coinvolto nell'evento. così come prima ricordavo, nel contempo - così come Assagioli sosteneva il concetto della plasticità dell'inconscio - bisogna presumere anche una possibile distorsione dei ricordi, ed una modificazione dello stesso '"schema concet-tuale" strutturatosi nel tempo ed operante nella psiche e nella personalità del soggetto, e tutto ciò per l'incidenza di condizionamenti storico-sociali su cui il soggetto  fonda il suo attuale comportamento.
Ebbene, sempre nell'ambito della comunicazione, tutto questo discorso ci riporta anche al pensiero di M. Mizzau, che suggerisce la necessità di dovere considerare anche l'hic et nunc come campo di inda-gine per lo studio della comunicazione interpersonale, superando così la dogmaticità del nesso causa-effetto del riduzionismo psicoanalitico.
(M. Mizzau, 1974)
Orbene, ritengo ad un livello di discorso teorico ed operativo, che queste considerazioni debbono intendersi elementi conoscitivi molto importanti per lo stesso discorso parapsicologico, perché pongono lo studioso nella condizione di potere inquadrare razionalmente l'evento paranormale nel suo contesto fenomenico.
A mio giudizio, questa visione fenomenologica e pragmatica ci permette, infatti, di considerare l’evento paranormale quale parte di un sistema.
Vediamone le ragioni.
Tutti sappiamo che è consuetudine inquadrare i fenomeni paranor-mali secondo una particolare visione classificatoria. Dal rilevamento delle loro caratteristiche, si risale al tipo di categoria a cui appartengono (fenomeni psi-cognitivi e fenomeni parafisici o PK) e, successivamente, alla loro specifica tipologia (telepatia, chiaroveggenza, levitazione, raps, ecc.).
In realtà, i fenomeni che a torto o a ragione così vengono classificati rappresentano soltanto "una parte" dell'accadimento.
Più specificatamente essi sono gli effetti terminali di un complesso intrecciarsi di processi estemporanei dipendenti dalla attivazione di diffe-renti sistemi e sottosistemi, sia di tipo fisico, biologico che psicologico.
Facciamo un esempio di un episodio che ho riportato nel mio libro: Fenomeni parapsicologici, a pag. 63.
"Saranno state circa le ore 15 pomeridiane, mi ero appena coricata sul letto per il mio solito riposino. Mi trovavo ancora in dormiveglia quando mi appare nitida la figura di mia figlia che al momento era alla scuola materna, che piangeva e mi chiamava e si vedevano chiaramente i suoi vestiti e i capelli bagnati e allungava le sue manine verso di me.
Io mi preoccupai e mi alzai da letto, dopo circa dieci minuti sentii suonare alla porta, andai ad aprire e vidi la bidella della scuola dove si trovava la R.. (nome della bimba) e alle mie richieste un po’ agitate nel chiedere l'accaduto mi dava la conferma di quello che io poco prima avevo veduto cioè che la R. era caduta dentro una vasca adibita a piscina, che si trovava nel cortile della scuola, al momento in disuso ma con dell’acqua all’interno, quella che si depositava con la pioggia. La R., bagnata fradicia, aveva pianto e chiamato la sua mamma con disperazione. La bidella mi rassicurava che la bambina si era calmata. Lei era venuta soltanto a pren-dere i vestitini asciutti per la bambina".

Questo caso illustra un fenomeno riconducibile ad una interazione PSI di categoria psicognitiva.
E vediamo il perché.
I processi e gli elementi in funzione dei quali l'evento psi si è realiz-zato, sono rintracciabili per la presenza:
a) del soggetto che racconta un suo vissuto coincidente con un concomitante fatto accidentale;
b) del soggetto che si trova in uno stato neurofisiologico particolare (stato di réverie);
c) del soggetto con caratteristiche costituzionali di tipo paragnostico, (da me seguito e studiato per anni);
d) del soggetto che per l'accadere estemporaneo di particolari situa-zioni a lei esterne, attiva la funzione psi;
e) per la presenza di un particolare ambiente (l'asilo) verso il quale era orientato lo psichismo inconscio del soggetto dato che in quel luogo vi era la figlioletta. Luogo che, da un punto di vista associazionistico, in questo caso, può certamente fungere da "idea K", secondo l’ipotesi di W. Carington;
f) di elementi fisici coinvolti nell'incidente (vasca contenente acqua);
g) di un forte stato psicoemotivo che si è attivato nella figlioletta;
h) di un forte coinvolgimento psicoemotivo e comportamentale della bidella, aggravato da un senso di responsabilità;
i) del legame psicoaffettivo intercorrente tra madre e figlia;
l) di intenso sentimento di preoccupazione cosciente della madre, attivato dall’interazione psi, al punto da agire sul suo comportamento (si alzò dal letto nonostante si fosse "appena" coricata;
m) infine, per la presenza di una allucinazione di tipo ipnagogico (via di emergenza dell'interazione psi, che in quel soggetto era dominante);
n) di una comunicazione (certamente paranormale) descrivente in modo veristico la scena dell'incidente.

Ecco, dunque, come una semplice sommaria analisi di un fenomeno di tipo psicognitivo permette di rintracciare la complessa interazione avve-nuta tra elementi presentanti differenti caratteri e natura coinvolti nell'evento.
Per questa ragione, a mio parere, può essere corretto considerare l'evento parapsicologico come l'espressione di un "sistema fenomenico paranormale", in cui la informazione psi rappresenta l’effetto terminale e significativo dell'evento.

Questo approccio olistico al problema fenomenologico è operativa-mente importante perché permette di considerare ogni evento nella sua globalità sistemica.
In altri termini, come scrivevo nel mio libro "Fenomeni parapsicolo-gici", questa concettualità ci permette di considerare la manifestazione paranormale un sistema di tipo complesso implicante un rapporto interattivo tra differenti unità, o parti e processi di diversa natura e connotazione; cioè tra sistemi di tipo concreto, di tipo concettuale e di tipo astratto. In altri termini tra realtà di tipo fisico e di tipo coscien-ziale.

4

Il COMPORTAMENTO PARANORMALE UMANO (CPU)

Se la storia della Ricerca parapsicologica può essere utilizzata per scopi conoscitivi, allora sarà bene ricordare che numerosi ricercatori già dalla fine del secolo avevano molte volte preso in considerazione l'uomo e la sua espressività psicologica in quanto presenza ricorrente nel racconto fenomenico.
Dagli anni ‘30, in sordina, e dagli anni ‘60 in modo più conclamato, la ricerca, seppure orientata alla costruzione dell'esperimento "crucis" per confermare l'esistenza del fenomeno parapsicologico, dovette orientarsi sull’uomo per studiare quali potevano essere le condizioni migliori per otte-nere a livello sperimentale risultati favorevoli per l'ipotesi psi.
In tal modo l’uomo ha conquistato il suo ruolo nell’ambito della feno-menologia parapsicologica.
Con l'introduzione dell'uomo non più come coadiutore esterno, ma come elemento determinante, nel contesto della fenomenologia psi, si è modificata la stessa connotazione della fenomenologia paranormale.
E poiché un simile innesto non corrisponde ad un punto di vista, bensì ad una constatazione di fatto, in funzione sua si è modificato, a livello empirico, lo stesso approccio razionale alla fenomenologia paranormale.
Perciò credo di potere dire che l'importanza dell'argomento riguar-dante il CPU nasce dal fatto che la Ricerca parapsicologica ha capito che è sull'uomo, inteso come "uomo-totale" che essa deve centrare la sua inda-gine e perciò non solo sulla descrizione e, quando è possibile, l'oggettiva-zione dei fenomeni che egli produce o nei quali è involontariamente coin-volto.
In tal modo l'uomo è diventato il "soggetto" del SFP. Soggetto dal quale, e attraverso il quale, si organizza e si manifesta l’evento psi.
In base alle conoscenze acquisite in campo medico, psicologico e parapsicologico, oggi possiamo considerare i fenomeni psi come manife-stazioni emergenti da un particolare comportamento, che si realizza in modo volontario o involontariamente in un soggetto.
Inoltre, considerando che la fenomenologia parapsicologica è un tipo di evento che si dinamizza e si svolge tramite una psicodinamica inconscia, è ovvio che esso si riveste di caratteristiche e di contenuti che sono propri del modo di operare dei processi neuropsichici. Processi che peraltro risentono delle caratteristiche psicosomatiche del soggetto, anzi, di quel soggetto.
Ciò significa che oltre alla sua costituzione organica bisogna fare rife-rimento al suo patrimonio psichico, cioè alla multiforme varietà degli elementi della sua cultura, della sua esperienza di vita, i suoi schemi concettuali, i suoi progetti, le sue aspettative, la sua evoluzione psico-spiri-tuale, ecc.
Questo modo di considerare i problemi parapsicologici, ci porta necessariamente a soffermare l’attenzione sul comportamento.

Quando in Psicologia si parla di comportamento si intende l’attività globale di un organismo considerata nelle sue manifestazioni oggettive che possono essere sottoposte ad un esame sistematico ed anche a misure con mezzi diretti.
Riprendendo la definizione classica. si può dire che nelle manifesta-zioni comportamentali si possono di regola riconoscere direzioni significa-tive, derivanti da controlli interni e da relazioni dell'organismo stesso con l’ambiente (A. Dalla Volta).
Se questo è lo "status" che definisce un comportamento normale, ordinario, neurofisiologico ed anche patologico dell'uomo, è ovvio che tale concettualità e riferibile anche a quel modo di essere che l’uomo assume quando realizza eventi parapsicologi.
Nelle manifestazioni comportamentali dunque, si debbono ricono-scere la funzione dei cosiddetti "controlli interni", l'espressività delle moda-lità somatiche e gli effetti produttivi terminali.
I controlli interni sono controlli di tipo psicologico; controlli che in funzione delle loro specifiche caratteristiche consce e inconsce e delle particolari finalità che il soggetto si è assunto come compiti (come conse-gna), oppure come motivazioni, impulsi o istintualità (dunque dinamismi del profondo) che esigono soddisfacimento, assumono la funzione di veri determinanti comportamentali.
E cosi dicasi per quei comportamenti secondari e dipendenti dalla assunzione di sostanze farmacologiche o da stati psicopatologici in cui processi psicosomatici si evidenziano dall’osservazione di comportamenti anomali e devianti.
Manifestazioni dipendenti dalla attività del sistema psichico e coinvol-genti gli aspetti somatici della persona, tramite l'operatività del S.N.C. e del S. N. Vegetativo.
Infine, da tutta questa complessa attività psicosomatica, ecco compa-rire gli aspetti produttivi concreti e cognitivi del comportamento umano.
Queste conoscenze ci permettono di riconoscere e qualificare, ad esempio, comportamenti atletici, comportamenti artistici, comportamenti mistici, ecc.
E come in un comportamento di tipo atletico abbiamo una dominanza degli aspetti biomeccanici oggettivi, tramite cui il soggetto realizza articolari performance, e come in un comportamento artistico abbiamo una domi-nanza delle funzioni emotive, creative, intuitive ed estetiche, così in un comportamento artistico abbiamo intense manifestazioni psicosomatiche dipendenti da una dominanza delle funzioni intuitive, emotivo-affettive e cognitivo-spirituali.
Ed è così che nell'esplicazione di un particolare compito (cioè, nella accettazione di una particolare consegna) l'atleta, l'artista, il mistico, ecc. esprimono un particolare comportamento con specifiche e coerenti manife-stazioni. Altrettanto dicasi per le manifestazioni comportamentali che il medium, o il paragnosta, o a volte l'uomo comune riescono ad attuare.

Manifestazioni in cui per la dominanza della funzione psi, il soggetto manifesta il cosiddetto Comportamento Paranormale Umano (CPU).
Da tutto ciò si deduce, che ogni qualvolta un soggetto è implicato in fenomeni parapsicologici, presenta una attività e una reattività che lo coin-volgono a livello psico-neuro-organico, così come accade per ogni comportamento normale o patologico.
Pertanto, ogni espressività parapsicologica rappresenta una attività interattiva globale e costruttiva del soggetto, sotto la dominanza della funzione paranormale, definibile funzione psi.
Da ciò la definizione del CPU: Si dice che un soggetto realizza un CP quando, durante un particolare stato psicosomatico (stato modifi-cato di coscienza) in lui si attiva la funzione psi.
Questa funzione psichica gli permette di entrare in un rapporto interattivo di risonanza di tipo straordinario (interazione psi) con una realtà a lui esterna sia essa di tipo materico-energetico che di tipo psico-transpersonale. Tramite questo rapporto il soggetto può ricevere dal mondo e dare al mondo informazioni indipendentemente dalla percezione sensoriale e dall'uso della funzione razionale.
 
 

Bibliografia

Bara B. C., Scienza cognitiva. Bollati Boringhieri, 1990.
Contini M., Comunicazione ed educazione. La Nuova Italia Editrice, 1980.
Dalla Volta A., Dizionario di psicologia. Giumi-Barbera, 1974.
Eccles J. C., Evoluzione del cervello e creazione delI’Io. Armando Editore, 1990.
Einstein A., Albert Einstein, scienziato e filosofo. Boringhieri, 1958.
Marabini E., La telepatia. Metapsichica. Fasc. I, Il, III, IV, 1953.
Marabini E., Fenomeni parapsicologici. Nuova Libra Editrice, 1994.
Mizzau M., Prospettive della comunicazione interpersonale. Il Mulino, 1974.
Pierce J. R., La comunicazione. Le Scienze, a. VI, Vol. XI, n. 61, 1973.
Popper K., Congetture e confutazioni. Il Mulino, 1972.
Popper K., Eccles J. C., L’io e il suo cervello. Armando Editore, 1981.
Watzlawick P., Beavin J. H., Jacksin D. D., Pragmatica della comunica-zione umana



 

 

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